Essa sarebbe dovuta scadere stamattina, ma, sebbene qualche difficoltà, regge ancora nel suo quinto giorno. La situazione è però nuovamente piuttosto tesa, con Hamas e Israele che iniziano a scambiarsi accuse reciproche di violazione degli accordi.
“In seguito ad una palese violazione da parte di Israele dell’accordo di cessate il fuoco nel nord della striscia di Gaza è avvenuta oggi una frizione tattica. I nostri combattenti hanno reagito a quella violazione ’’, ha dichiarato un vertice Hamas, a seguito dell’esplosione di tre ordigni a Gaza settentrionale, che a detta di vertici israeliani avrebbero provocato ferite lievi ad alcuni loro soldati, la cui responsabilità è ancora da verificare. Intanto, Netanyahu ribadisce la sua linea d’intolleranza verso Hamas: “continueremo la lotta perché Hamas dice che ripeterà il massacro commesso contro di noi, il peggiore contro il popolo ebraico dai tempi dell’Olocausto. Quindi non abbiamo altra scelta che distruggere Hamas.”, ha detto.
Finora, in cinque giorni, Hamas ha rilasciato 50 ostaggi israeliani e diversi di altra nazionalità, soprattutto thailandese, mentre Israele ha scarcerato 150 detenuti, soprattutto donne e minorenni, di cui 98 in detenzione amministrativa, cioè in carcere senza mai essere stati incriminati formalmente. Israele ritiene però che siano ancora ben 173 i sequestrati nell’enclave palestinese, tra cui 6 minori. Tra questi ultimi, è diventata tristemente emblematica la storia del povero Kfir Bibas, un bambino di soli 10 mesi preso in ostaggio con suo fratello Ariel, di 4 anni. Questa sera a Telaviv sarà organizzata una manifestazione a sostegno loro e della loro famiglia.
Infine, scrive il Wall Street Jounal, “/i principali intermediari dello scambio ostaggi-prigionieri tra Israele e Hamas stanno premendo su entrambe le parti per un cessate il fuoco a lungo termine che prolungherebbe la tregua a Gaza oltre l’attuale estensione di due giorni e avvierebbe colloqui che metterebbero fine alla guerra del tutto./”

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