Complici le festività probabilmente, nell’ultimo periodo non ci siamo più tanto focalizzati sulla guerra tra Israele e Palestina, ma non dobbiamo dimenticarcene perché gli attacchi e i bombardamenti si sono bilateralmente rafforzarti purtroppo. Inoltre, chiamarlo “conflitto Israelo-Palestinese sta diventando riduttivo: in gioco infatti, come vedremo in questo approfondimento, ci sarebbero anche l’Iran, il Libano e, seppur indirettamente, anche lo Yemen…
Probabilmente avrete già sentito parlare dei ribelli Yemeniti che attaccano le navi nel Mar Rosso… ma andiamo a capire di che cosa si tratta nello specifico.
Grosso modo dopo il 7 ottobre 2023, quando si è iniziato ad intensificare il conflitto tra Israele e Palestina, un gruppo di terroristi estremisti di origine yemenita appartenenti ad una minoranza sciita, gli Houti, hanno iniziato a compiere sempre più violenti attacchi alle navi europee e statunitensi in transito nel Mar Rosso (diventato un’importante via di transito di merci come cibo e petrolio soprattutto dopo la costruzione del Canale artificiale di Suez), a loro avviso per rivendicare i morti palestinesi nella Striscia di Gaza e non solo, considerando ostili e pericolosi tutti gli stati occidentali vicini a Israele. Queste azioni sarebbero volte ad arreccare danno ai commerci e quindi all’economia dell’Occidente sabotando tutte le navi in transito presso tale mare e quindi spingendo le altre navi ad intraprendere altre rotte più costose e lunghe, da cui risulterebbero gravi ritardi e perdite.
Per questo, lo scorso dicembre gli Stati Uniti d’America hanno avviato un progetto militare nell’area chiamato “Prosperity Guardian” proprio per proteggere le proprie navi e quelle europee. Anche diversi paesi europei vi hanno preso parte, tra cui la Grecia, i Paesi Bassi e la Danimarca, la cui nave Mærsk è stata recentemente attaccata, ma altri, tra cui Spagna, Francia e la nostra Italia sono in dubbio e hanno momentaneamente rinunciato a partecipare al progetto.
L’arma che stanno usando i ribelli yemeniti infatti è un arma a doppio taglio: da una parte minacciano un’inasprimento della situazione già tesissima del Medio Oriente, e dall’altra, il possibile rafforzamento della già profonda crisi economico-sociale in Yemen.
E poi c’è il fronte iraniano, paese governato da una teocrazia musulmana sciita fortemente autoritaria. Le sue forze governative hanno spesso portato l’Iran ad intervenire, in maniera più o meno diretta, a qualsiasi conflitto che vedesse protagonista una popolazione di religione islamica per aiutarla: in questo caso si tratta di Hamas, controparte in questa guerra di Israele, che sarebbe da anni aiutata economicamente dall’Iran, che secondo alcuni avrebbe inoltre partecipato all’organizzazione della strage del 7 ottobre.
Infine, parliamo del coinvolgimento del Libano: come forse avrete già sentito infatti, Israele ha attaccato e sta attaccando non solo Gaza e la Cisgiordania, ma anche alcune regioni di questo paese, soprattutto quelle meridionali, e ieri la capitale Beirut (da cui tra l’altro è scaturita la morte del numero due di Hamas): ma come mai?
Il coinvolgimento del Libano nella lunga diatriba tra popolo Israeliano e Palestinese risale a diversi anni fa, grosso modo quando scoppiò la Guerra Civile Libanese (siamo nel 1975): a quei tempi la maggioranza demografica e politica veniva tenuta dai Maroniti, un gruppo cristiano, che non videro di buon occhio i sempre più ingenti flussi di profughi palestinesi (ribadiamo, di religione islamica) che arrivavano nel Paese. Allo stesso tempo, la considerevole fetta della popolazione di credo islamico che già abitava il Libano si sentiva gravemente sottorappresentata dalle istituzioni, ed era ormai pronta a combattere.
Le tensioni crebbero sempre di più, fino a quando scoppiò appunto una vera Guerra Civile tra ‘forze musulmane’ (Partiti Socialista e Comunista Libanese, Hezbollah, Organizzazione per la Liberazione della Palestina, a cui si aggiungiunse dall’esterno l’Iran) e ‘forze anti-islamiche’ (Falangi Libanesi, Partito Nazionale Liberale, esercito Libenese regolare). A quest’ultima fazione si aggiunse anche, in un secondo momento, oltre alla Siria che voleva includere il Libano nel suo progetto della “Grande Siria”, Israele, che voleva ad ogni costo frenare l’espansione dei Movimenti Palestinesi che avevano aderito alla ‘fazione islamica’.
La guerra fù lunga, durò fino al 1990, quando gli accordi di Ṭā’If ne sancirono la fine chiedendo il disarmo di ambe le milizie e organizzazioni cristiane e musulmane, che di fatto però non avvenne mai. Soprattutto queste ultime erano infatti rimaste piuttosto “incattivite”, tanto che una delle più importanti e di carattere estremista, ovvero Hezbollah (traducibile in “Partito di Dio”), partecipò direttamente alla strage del 7 ottobre organizzata da Hamas prendendo anche diversi ostaggi: ecco perchè ora, di nuovo, il Libano viene attaccato da Israele.
– Questi fatti ed eventi ci dimostrano che l’odio circola, e solo le persone di grande elvatezza morale potranno resistere dalla grande voglia interiore di vendicare tanto odio e tanta violenza subita. Potevamo fermarci già prima, ma siamo ancora in tempo: è ormai evidente, testimone la storia sin da quella più remota, che la filosofia della guerra è sbagliata e non può portare a nient’altro che distruzione e devastazione. È ora di provare in maniera decisa, seria, tenace e non prevenuta l’alternativa del dialogo pacifico: è ora di dire BASTA a tanto odio e violenza in ogni caso inacettabili, poichè essi non sono valori umani, bensì anti-valori – n.d.r.


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