Morivano oggi, assassinati ingiustamente, Aldo Moro e Peppino Impastato…

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Il 9 Maggio 1978, esattamente 46 anni fa, morivano ingiustamente due importanti personalità del nostro paese: Aldo Moro, presidente di Democrazia Cristiana, e, notizia rimasta sullo sfondo, anche Peppino Impastato, coraggioso oppositore del sistema mafioso che regolava la vita di tutta la cittadinanza del suo paese, Cinisi (Sicilia, provincia di Palermo).

Conosciamo tutti il primo: grande esponente dell’allora primo partito italiano, la Democrazia Cristiana, nominato per ben 5 volte Presidente del Consiglio, fu’ una delle vittime dello spaventoso terrorismo rosso, trovato morto nel bagagliaio di un auto in via Caetani a Roma dopo ben 55 giorni di prigionia alla cosiddetta “Prigione del Popolo”.

Del secondo invece si parla purtroppo sempre meno: la storia di Giuseppe Impastato, detto Peppino, è una storia di dura opposizione alla mafia che, conclusasi in concomitanza alla morte di Moro, è passata ingiustamente in secondo piano. Per questo oggi vogliamo raccontarvela noi, con questo articolo non troppo lungo, affinché tutti coloro che sono morti per difendere un ideale di giustizia, libertà e pace siano ricordati, dal primo all’ultimo.

Peppino Impastato (a sinistra) con un suo compagno

Giuseppe Impastato (1948-1978) nasce a Cinisi, un piccolo comune in provincia di Palermo, dove il sistema mafioso si era di fatto sostituito quasi completamente all’autorità dello Stato. La stessa famiglia Impastato è affiliata ai clan locali, ai tempi gestiti dal boss Gaetano Badalamenti (detto Tano), e per Peppino il destino sembra già scritto. Ma i “tentacoli” della criminalità organizzata, per quanto insidiosi, non riusciranno mai a raggiungerlo: fin da ragazzino intraprende una coraggiosa lotta politica contro le mafie e la corruzione. Nel 1965 aderisce al PSIUP, il Partito Socialista Italiano d’Unità Proletaria: il suo obiettivo è quello di creare un movimento di sensibilizzazione volto a denunciare e a mettere in luce le malefatte e gli efferati delitti della mafia locale, oltre alla corruzione che interessava molti membri dei diversi partiti dell’epoca, come verrà scoperto piu’ avanti con il Caso di Tangentopoli e la conseguente fine della Prima Repubblica.

Questa sua iniziativa sfociò nel gruppo “Musica e cultura” fondato nel 1976 e, successivamente, nell’emittente radiofonica locale “Radio Aut”. Dalla sua radio libera e autofinanziata, Peppino denunciava i gravi fatti legati ai traffici di droga senza preoccuparsi di riportare tutti i nomi e i cognomi dei mafiosi e politici coinvolti.

Nel 1978 infine, per attuare le sue iniziative di legalità in modo concreto si candidò alle elezioni comunali di Cinisi nella lista di Democrazia Proletaria: per le mafie era diventato così un personaggio troppo scomodo e pericoloso, tanto da essere brutalmente assassinato ancor prima delle elezioni. Peppino Impastato dunque pagava con la sua stessa vita il prezzo della sua lotta per quei valori democratici che oggi diamo troppo per scontati: moriva da martire per la Giustizia, la Legalità e la Liberta; per un modello di Italia fatta di persone oneste, giuste e collaborative a cui tutti dovremmo ambire.

Grazie all’impegno del fratello Giovanni e della madre Felicia, che rompono pubblicamente con la famiglia mafiosa, dei compagni di militanza di Peppino e del Centro siciliano di documentazione, si trovano le prove per dimostrare in tribunale la connessione mafiosa dell’omicidio. Nel 1979, il Centro siciliano di documentazione organizza la prima grande protesta nazionale contro la mafia in Italia, con la partecipazione di 2000 persone da tutto il Paese. Nel 1984, il Tribunale di Palermo riconosce la connessione mafiosa dell’omicidio ma non identifica i colpevoli. Archivierà il “caso Impastato” nel 1992, affermando la connessione mafiosa ma senza aver ancora incriminato i colpevoli. Ma gli “eredi” della battaglia politica di Peppino, organizzati nel Centro Impastato, non si arrendono: chiedono di riaprire l’inchiesta, suggerendo di interrogare Salvatore Palazzolo. Nel 1996, l’inchiesta viene ufficialmente riaperta sulla base delle dichiarazioni di Palazzolo. viene emesso un mandato di cattura per Badalamenti, accusato di essere il mandante dell’omicidio. Nel 2002, egli viene finalmente condannato all’ergastolo.

Una storia di coraggio e determinazione, esemplare per tutti noi, perché non dobbiamo stare zitti davanti alle ingiustizie, ma agire e avere il coraggio di denunciare! Voi la conoscevate?

Per approfondire:

Per sapere di piu’ sulla su Peppino Impastato, potete guardare il film a lui dedicato I cento passi, magari insieme ad un adulto però che possa spiegarvi meglio i passaggi piu’ complicati. Potete anche leggere il libro a lui dedicato della collana “Semplicemente Eroi” (Einaudi Ragazzi): s’intitola Peppino Impastato: una voce libera ed è stato scritto da Davide Morosinotto. Infine, visitate anche il sito web del Centro di Documentazione Peppino Impastato: http://www.centroimpastato.com


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