Monito dell’UE all’Italia: a rischio lo Stato di Diritto

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La Commissione dell’Unione Europea ha oggi notificato ai 27 paesi membri i risultati del report annuale sullo Stato di Diritto. All’Italia si contestano provvedimenti critici nell’ambito della lotta alla corruzione e della libertà di stampa…

«In Italia, una nuova legge che abroga il reato di abuso d’ufficio e limita la portata del reato di traffico d’influenza potrebbe avere implicazioni per l’individuazione e l’investigazione di frodi e corruzione. (…) Le modifiche proposte alla prescrizione potrebbero ridurre il tempo a disposizione per condurre procedimenti giudiziari per reati penali, compresi i casi di corruzione. La percezione degli esperti e dei dirigenti aziendali è che il livello di corruzione nel settore pubblico rimanga relativamente elevato”.

“Il 29 maggio 2024, il Governo ha approvato una bozza di riforma costituzionale della giustizia, volta a introdurre la separazione delle carriere di giudici e pubblici ministeri e a istituire due Consigli superiori separati. La separazione delle carriere ha suscitato un dibattito sul fatto che la riforma possa incidere sull’indipendenza dei giudici”

(…) «Come già affermato nella Relazione sullo Stato di diritto 2023, sebbene non esista un modello unico nell’Ue per l’assetto istituzionale delle procure, sono necessarie garanzie istituzionali per assicurare che i pubblici ministeri siano in grado di adempiere ai propri doveri e responsabilità professionali in condizioni giuridiche e organizzative adeguate e senza interferenze o influenze politiche indebite.

Questo è quello che si legge nel report della Commissione UE sullo Stato di Diritto in Italia, nel paragrafo relativo alla lotta alla corruzione. Parole molto critiche sulla riforma della Giustizia voluta dal Governo Meloni, e non solo: viene contestato anche il premierato e l’atteggiamento nei confronti della Rai, spesso tenuta sotto controllo da esponenti del governo. Continua così il rapporto:

L’efficacia del sistema di governance italiano nel garantire la piena indipendenza della Rai «rappresenta una fonte di preoccupazione di lunga data in Italia». «Il contratto di servizio, stipulato tra la Rai e il Governo, specifica le modalità di adempimento della missione di servizio pubblico della Rai e prevede che la Rai fornisca un’offerta indipendente, imparziale e pluralistica. Tuttavia, come indicato nel Rapporto sullo Stato di diritto 2023 e nel Media pluralism monitor 2024, l’efficacia del sistema di governance nel garantire la piena indipendenza della Rai rappresenta una fonte di preoccupazione di lunga data in Italia»

«A questo proposito, gli stakeholder sottolineano la necessità di una riforma globale per garantire che la Rai sia maggiormente protetta dai rischi di interferenza politica e hanno inoltre riferito che, dopo la nomina del nuovo amministratore delegato della Rai e di altre figure di alto livello, tra cui i redattori dei telegiornali, si è verificato un cambiamento editoriale che ha portato alle dimissioni di diversi giornalisti e conduttori».

«Gli stakeholder hanno espresso preoccupazione per le nuove regole sulla parità di tempo di trasmissione (la cosiddetta par condicio), applicabili alle comunicazioni politiche e all’informazione trasmesse dalla Rai durante le elezioni del Parlamento europeo del 2024, che consentirebbero ai candidati con un ruolo nel governo di avere più tempo di trasmissione e visibilità rispetto ai candidati dei partiti di opposizione. [essendoci, oltre ad uno spazio di trasmissione uguale per ogni partito, uno spazio aggiuntivo di “comunicazione istituzionale” riservato ai soli partiti di maggioranza – n.d.r]

Infine, il rapporto così si esprime sul premierato e sui recenti episodi di violenza politica, come quella, recentissima, al giornalista della Stampa Joly:

Sul Premierato: “Con questa riforma, non sarebbe più possibile per il Presidente della Repubblica trovare una maggioranza alternativa e/o nominare una persona esterna al Parlamento come Primo Ministro. Alcuni stakeholder hanno espresso preoccupazione per modifiche proposte all’attuale sistema di pesi e contrappesi istituzionali, nonché dubbi sul fatto che ciò possa portare maggiore stabilità”

Sulla violenza politica:  “Rimangono sfide per quanto riguarda lo spazio civico, anche alla luce degli attacchi verbali segnalati contro le organizzazioni impegnate in attività umanitarie e delle violenze segnalate contro i manifestanti. Lo spazio civico continua a essere valutato come ‘ristretto’. Gli stakeholder hanno riferito di attacchi verbali da parte di alcuni media e politici contro le organizzazioni, soprattutto quelle che svolgono attività umanitarie, e di episodi di violenza contro i manifestanti da parte della polizia”.

In sintesi, al Governo italiano viene chiesta una correzione della linea politica sui seguenti sei punti:

  • Impegnarsi nella digitalizzazione per tribunali penali e procure – si chiede di velocizzare i tempi dei processi e ammodernare i tribunali.
  • Adottare la proposta legislativa in sospeso sui conflitti di interessi e istituire un registro operativo per le lobby – viene criticata l’abolizione del reato di abuso di ufficio e la separazione delle carriere di pubblici ministeri e giudici.
  • Regolamentare le informazioni sui finanziamenti a partiti e campagne elettorali – si fa implicitamente riferimento al caso Toti.
  • Tutelare i giornalisti e garantire l’indipendenza dei media – la tesi delle opposizioni, secondo le quali la Rai starebbe diventando “Tele Meloni” non sarebbe del tutto infondata e serve più impegno a tutela della libertà e dell’indipendenza delle testate giornalistiche.
  • Creare un’istituzione nazionale per i diritti umani in linea con i principi Onu.

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