L’erbario di New Geography and Science: LA QUERCIA

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L’albero della quercia appartiene alla famiglia delle Fagaceae. Con il suo nome scientifico Quercus però si fa riferimento ad un genere di circa 600 specie vegetali, e non ad un solo tipo di albero: comprendono sia imponenti alberi di spiccata longevità, come il Leccio, la Farnia o il Rovere, che piante arbustive.

In generale le quercie hanno foglie lobate, fiori sia maschili e femminili, che sbocciano in primavera, passando però inosservati perchè piccoli e radi. Il loro frutto è la ghianda. Sono diffuse in tutto l’emisfero settentrionale, soprattutto nella fascia climatica temperata: alcune specie sempreverdi però si adattano anche al freddo della Scandinavia, mentre ci sono alcune che invece riescono a crescere nella zona tropicale. I paesi con maggiore varietà sono il Messico e la Cina.

Gli usi e i prodotti che gli uomini ne ricavano sono davvero molteplici: viene spesso utilizzata per la produzione di legname talvolta anche molto pregiato ed ha diverse proprietà curative di tipo antinfiammatorie, emostatiche e astrigenti. L’infuso delle sue foglie, ad esempio, viene utilizzato per bloccare un eccessiva sudorazione dovuta a stati di malattia, mentre le ghiande invece venivano usate nella miscela di farine per la panificazione fino a qualche secolo fa. Gli alberi di quercia vengono spesso nidificati dalle api, che ci donano un goloso miele di melata, mentre dalla Sughera si ricava anche il sughero. Infine, spesso stabiliscono anche dei rapporti di simbosi con funghi e tartufi, che nei pressi dei loro alberi crescono rigogliosi.

Nella tradizione letteraria, la quercia, parola di origine latina, è sempre stata un’ importante allegoria di forza, robustezza, saggezza e vigore. Era l’albero sacro a Zeus; il più antico oracolo greco, la quercia di Dodona, si trovava nell’Epiro. Volle andarci anche Ulisse «a sentire / il consiglio di Zeus, dalla quercia alta chioma del dio» per sapere come fare ritorno alla terra dei padri, «se apertamente o in segreto» (Odissea, XIX, 295-296). Ancora oggi ispira poeti e scrittori per le virtù a cui è associata.


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