Nella frenesia della vita quotidiana è passata a tutti indifferente, ma come probabilmente saprà chi guarda il “conto alla rovescia” del nostro sito giovedì è stata la Giornata mondiale dell’ONU, dell’informazione e dello sviluppo. Una ricorrenza poco pubblicizzata e sentita, ma che sarebbe bene, soprattutto in questo periodo, celebrare con qualche riflessione profonda sulla deriva della nostra civiltà, dilaniata da guerre, povertà, cambiamenti climatici, discriminazioni. Problemi di questo tipo, in misure diverse, hanno caratterizzato ogni epoca, ma in quella presente, almeno per quanto mi riguarda, sembra che si stia perdendo persino quella resilienza, di fronte ad essi, che l’uomo ha sempre avuto e che gli ha permesso di progredire non solo tecnologicamente, ma anche in termini etici e politici. L’Organizzazione delle Nazioni Unite è uno degli emblemi più significativi di questo progresso virtuoso: nata dalle ceneri lasciate da un’immane tragedia come la Seconda Guerra Mondiale, è portavoce di un grandioso progetto di unità internazionale, di pace e cooperazione. La sua funzione dovrebbe essere quella di garantire sempre l’osservanza dei Diritti fondamentali dell’Uomo e, anche in situazione di guerra, del Diritto Internazionale, ma oggi si trova, oggettivamente, in una situazione di estrema debolezza e delegittimazione, sovrastata dagli interessi delle singole nazioni che si scontrano tra loro, a volte direttamente, più spesso indirettamente, nei teatri delle due grandi guerra di Russia-Ucraina e del Medioriente e non solo.
Perchè questo succede? La risposta è piuttosto soggettiva… si potrebbero scrivere libri interi per raccontare esaustivamente l’intreccio di motivi di questa deriva, ma riassumendolo in poche parole quello che penso io, secondo me sono essenzialmente tre le cause principali: l’egoismo e la presunzione dei singoli, l’incapacità di molti di capire la complessità dei fenomeni che ci circondano e soprattutto, la grave debolezza della politica a livello mondiale, che come dicevo all’inizio, sta facendo sfumare persino la nostra resilienza, il nostro attivismo, il nostro interesse per il bene comune. La gente comune è affaticata dai tanti problemi che affliggono non solo la loro vita quotidiana, ma il Paese o il mondo intero, e guarda alla classe dirigente, subdola e da anni incampace di trovare soluzioni efficaci, con grande disprezzo e rabbia. Così, arresa, smette persino di lottare per qualcosa di alternativo, e smette di votare… finchè l’antipolitica non prende il sopravvento…


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