Caso Equalize: come è stato possibile creare un vero e proprio traffico commerciale di dati sensibili.

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Siamo nel XXII secolo, l’età dei computer, dei cellulari, di internet, del cloud e dei social e e con essi, d’altra parte, ci siamo ritrovati anche nell’età delle truffe on-line, del cyber-bullismo, del fishing e degli hackeraggi. Ma per ottenere una mole esorbitante di dati sensibili per farne dossier diffamatori in modo illecito, all’agenzia di investigazioni diretta da Enrico Pazzali Equalize è bastato corrompere qualche dipendente malpagato del Ministero dell’Interno, dell’INPS e di altre società pubbliche.

Da una recente inchiesta guidata dal procuratore antimafia milanese Francesco De Tommasi si è infatti scoperto dell’esistenza di un fitto sistema di corruzione, condotto dall’ex poliziotto Carmine Gallo, che permetteva a Pazzali e ai manager di società a lui collegate di accedere su commissione a diverse banche dati riservate facendone uso illecito. Le indagini sono ancora in corso, ma si contano già 4 arresti ai domiciliari in via precauzionale e almeno 4 iscritti al registro degli indagati, anche se in realtà molto probabilmente quella tenuta in piedi da Gallo si tratta di una macchina criminale che avrà coinvolto centinaia di persone, alle quali sarà però impossibile risalire tutte. In tutto sono stati rubati 800.000 fascicoli, ma secondo alcune ipotesi sarebbero stati clonati e utilizzati abusivamente diversi indirizzi email istituzionali come quello di Sergio Mattarella. Se ciò fosse vero, si tratterebbe di un attacco gravissimo all’intero apparato statale, ma come sarebbe possibile compiere un’operazione del genere?

La banca dati di cui avrebbero maggiormente abusato Equalize e affini sarebbe l’SDI (Sistema d’Indagine informatico) del Ministero dell’Interno: una delle più vecchie e grandi banche dati del Paese al cui interno si può trovare di tutto, da segnalazioni a qualsiasi altro tipo di informazione relativo ad atti investigativi. La banda criminale avrebbe creato un virus detto Remote Access Trojan (RAT), che sarebbe stato inserito in vari server del Ministero per accedervi liberamente come se ne si fosse i proprietari. Ma come è stato possibile inserire questo virus? Non è servito nessun attacco hacker, nessuna truffa, nessun tentativo di fishing: è bastato corrompere gli stessi dipendenti del settore informatico del Viminale. Dalle intercettazioni telefoniche di conversazioni tra Gallo e un altro indagato, Nunzio Calamucci, si è scoperto che dei “ragazzi” vicini a quest’ultimo avevano partecipato alla costruzione stessa dell’SDI e ne hanno contribuito alla manutenzione per 4 anni e mezzo: durante questo lasso di tempo, avrebbero lasciato la squadra di Gallo libera di infiltrarsi indisturbatamente nel Sistema d’Indagine informatico, scaricando tutti i dati di cui necessitavano.

L’obbiettivo di tutta questa operazione era quello di scaricare quanti piu’ dati possibili, innanzitutto per rivenderli guadagnandoci molti soldi, e in secondo luogo, cosa a mia avviso ancora più sconcertante, per inquinare il dibattito politico e influenzare il lavoro delle istituzioni. Carmine Gallo ed Enrico Pazzali erano infatti due uomini molto vicini al centrodestra, e come abbiamo detto, la banca dati che spiavano di più era quella contenente tutti i più minimi carichi e operazioni giudiziario/investigative. Essi sfruttavano quindi queste informazioni per screditare, presentandole all’opinione pubblica in maniera fuorviante, per mettere in difficoltà gli avversari politici: giusto per fare un esempio, hanno spiato Letizia Moratti, che si era candidata alla presidenza della Regione Lombardia contro Attilio Fontana, noto esponente della Lega (Moratti poi, alle europee, si è candidata con Forza Italia, ma questi sembravano essere dettagli). Così è stato anche per il senatore Matteo Renzi, che ha deciso di dare mandato ai propri legali di costituirsi parte civile in tutti i procedimenti legati a spionaggio e pubblicazione illegittima di documenti illegalmente acquisiti.


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