Al via il Conclave: ma come funziona?

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Questo pomeriggio, mercoledì 7 maggio, più precisamente alle ore 16:30, inizierà ufficialmente il Conclave per eleggere il successore di Papa Francesco: extra omnes (in latino: “fuori tutti”), i 133 cardinali elettori verranno chiusi a chiave nella Cappella Sistina e non potranno uscire finché non avranno eletto il nuovo pontefice: il tutto nel massimo riserbo, pena scomunica immediata dei responsabili di eventuali “soffiate”. La tensione è massima per un momento cruciale all’interno della Chiesa: quello di eleggere il nuovo capo dei cattolici di tutto il mondo. Un compito non facile: andiamo a vedere insieme secondo quali procedure verrà assolto.

Le regole di funzionamento del conclave sono contenute nella costituzione apostolica Universi Domini Gregis, definibile per così dire come legge fondamentale di tutta la Chiesa. Secondo le indicazioni di questo testo, il Conclave (dal latino cum clave = “con la chiave”) per l’elezione di nuovo papa ha inizio tra 15 e 20 giorni dopo la morte del pontefice precedente, e comunque sempre dopo i nove giorni di lutto in suo onore, i Novendali.

Qualche ora prima dell’inizio dell’evento (solitamente durante la mattina) si celebra la solenne S. Messa “Pro eligendo Pontefice” celebrata dal cardinale decano, ovvero il più anziano di tutti i porporati (attualmente è Giovanni Battista Re, colui che ha celebrato anche i funerali di Francesco). Dopo di che, si svolge un’altrettanto solenne processione verso la Cappella Sistina, allestita appositamente con dei banchi per l’elezione: potranno prendervi parte però, secondo una modifica dell’Universi Domini Gregis introdotta da papa Giovanni Paolo II, solo i cardinali con meno di 80 anni, per evitare di dare responsabilità così gravose a persone già affaticate.

Per l’elezione del nuovo pontefice sono necessari almeno i due terzi dei voti (in questo conclave il quorum corrisponde dunque a 89 voti su 133). Il primo scrutinio avverrà già nel pomeriggio di domani, e a meno che (improbabilmente) dia già un risultato positivo si continuerà a votare 4 volte al giorno. Giunti però alla trentaquattresima votazione senza esito, si provvede al ballottaggio tra i due candidati più votati nell’ultima votazione: il quorum rimane comunque 2/3 dei voti. Finito ogni scrutinio tutte le schede, insieme a qualsiasi tipo di appunto scritto preso dai cardinali, verranno bruciate in una stufa insieme a fumogeni neri oppure bianchi: nel primo caso questo vorrà dire che il pontefice non è stato ancora eletto, nel secondo vuol dire invece che l’annuncio del nuovo papa davanti al mondo intero è imminente: ma cosa succede quando questi viene finalmente eletto?

Il presidente dei lavori del Conclave (in questo sarà Pietro Parolin, segretario di Stato Vaticano) pronuncerà le formule rituali, rigorosamente latine: “Acceptasne electionem de te canonice factam in Summum Pontificem? ” (=Accetti la tua elezione canonica a Sommo Pontefice?) e a risposta affermativa, “Quo nomine vis vocari? ” (= Come vuoi essere chiamato, ovvero: quale vuoi che sia il tuo nome da papa?). Dopo di che si leva la già citata fumata bianca, il nuovo Pontefice si ritira nella “Stanza delle lacrime”, ovvero nella sacrestia della Cappella Sistina dove indossa per la prima volta le vesti papali: i cardinali intonano insieme una preghiera per il neo-eletto, si suona il Te Deum (antico e celebre inno cristiano in lode alla Sacro Santa Trinità) e infine un rappresentante dei porporati si presenta al balcone di fronte a Piazza San Pietro gremita, pronunciando il celebre Habemus Papam. Dopo circa un’ora appare in pubblico anche il nuovo papa stesso, che impartisce la benedizione Urbi et Orbi (= alla città santa e al mondo).

Ad ogni modo, si creda o non si creda nella religione e nell’intervento dello Spirito Santo in queste procedure, resta il fatto che il Conclave si configuri sempre non solo come un evento meramente spirituale, ma ricco anche di molti risvolti politici, e momento critico nel quale gli scontri interni alla Chiesa, tra diverse visioni dottrinali e dogmatiche, si riaccendono fragorosamente. Questo vale in particolar modo dopo un pontificato come quello di Francesco, un papa davvero speciale e innovativo, se non addirittura rivoluzionario, che ha cercato di riformare la Chiesa verso un modello di maggiore vicinanza agli emarginati e maggiore attenzione a questioni internazionali, da parte del clero, come quelle delle guerre che dilagano nel mondo. Una politica di avvicinamento ai fedeli, sempre più ridotti in numero, che tra il popolo dei credenti laici ha avuto sicuramente un successo enorme, ma che ha dato non poco fastidio ad una fazione di religiosi più conservatrice, nonostante la maggioranza dei cardinali sia stata comunque nominata da Francesco stesso. I porporati sono ora di fronte a diverse scelte possibili: continuare sulla linea dell’appena deceduto papa, trovare una mediazione con gli animi più moderati o virare verso linee tradizionaliste? La risposta è ancora incerta: tra i papabili infatti ci sono personalità molto diverse tra loro, come Matteo Zuppi, favorevole all’apertura ai cristiani Lgbt e da sempre fedelissimo di Bergoglio, ma anche Peter Erzdo, ungherese sempre schieratosi contro qualsiasi riforma all’interno della Chiesa in questo e altri ambiti sociali. Non mancano candidati di intermediazione, come Pietro Parolin, esperto diplomatico vaticano, e Luis Antonio Tagle, un “outsider” proveniente dalle Filippine ma che potrebbe avere qualche chance di essere eletto.


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