#Gazalastday: insieme contro l’indifferenza

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Nella giornata di oggi si sono, per casualità, allineate molteplici ricorrenze diverse: oggi, oltre ad essere come ogni anno la Giornata della Pace e dell’Unità Europea, sono anche 47 anni dall’attentato mafioso che è costato la vita all’attivista Peppino Impastato, è il primissimo giorno di pontificato del successore di Francesco, Leone XIV (il cardinale americano Robert Francis Prevost) ed è stata deciso di lanciare la campagna di mobilitazione social #GazaLastDay, per prendersi finalmente un minuto di pausa da tutte le incombenze quotidiane e pensare. Pensare a quante persone stanno morendo in una terra tanto martoriata come la Palestina: a quanti sogni, speranze e progetti per il futuro stanno venendo infranti e a quanti diritti, anche i più basilari, continuano ad essere violati sistematicamente ogni giorno, senza pietà. A quanta fame stanno patendo centinaia di migliaia di esseri umani come noi – milioni se allarghiamo lo sguardo alle altre guerre in corso nel mondo – e a quanta sofferenza possano provare, venendo decimata la propria famiglia, la propria casa distrutta e il rischio fatale di poter presto morire anch’essi, all’improvviso, per la fame, le bombe, le malattie che sempre più si diffondono o semplicemente per l’immenso dolore che patisce il cuore.

52.000 morti e oltre 14.000 persone disperse tra le macerie: ecco quanto stanno costando le operazioni militari di Israele dopo il 7 ottobre 2023, quando anche quest’ultimo, nella morsa fatale delle continue ed insensate ritorsioni del seme dell’odio, aveva visto una grande strage nel suo popolo, con oltre 1400 morti. Nell’ingiusto e truce “cerchio” dell’odio, Hamas l’aveva colpito dopo anni di repressione di un popolo quasi dimenticato, nemmeno pienamente riconosciuto dell’ONU, come quello palestinese: basta infatti una breve ricerca in rete per scoprire come anche gli esigui fazzoletti di terra riconosciutegli siano perennemente presidiati da militari sionisti e costellati da infiniti insediamenti coloniali che si impongono sulla gente locale, che si vede sfrattata dalle proprie case – quando esse non vengono direttamente rase al suolo da una ruspa – per far spazio ai coloni, e vedono i propri giardini trasformati in discariche.

Ricordiamoci anche di quando persino le forze di peace-keeping internazionali dell’UNIFIL, in Libano, erano state attaccate in Libano l’ottobre scorso, ricordiamoci di quante scuole, campi profughi e soprattutto ospedali sono stati distrutti senza ritegno e del blocco imposto da Israele che sta portando alla distruzione delle infrastrutture alimentari e impedisce l’accesso agli aiuti umanitari (gli unici che hanno il permesso di entrarvi sono controllati da appaltatori privati statunitensi). E alla luce di tutto questo, che già pare ben oltre la soglia dell’accettabile, cosa possiamo dire del piano approvato dal gabinetto di guerra presieduto da Benjamin Netanyahu questo 5 Maggio, che prevede un’ulteriore intensificazione delle operazioni militari nella Striscia, lo sfollamento forzato della popolazione verso sud, un’ulteriore restrizione dell’accesso di acqua, carburanti e cibo attraverso i corridori umanitari, con l’obbiettivo dichiarato “/di espandere l’offensiva nella Striscia di Gaza fino alla sua conquista/”?

Io dico che è ora di alzare la voce e contrastare la cinica indifferenza di gran parte delle nostre istituzioni di fronte a questa situazione disastrosa, ed è per questo che ho deciso di far aderire New Geography and Science, consapevole dei rischi di un’esposizione politica, alla campagna dell’Ultimo Giorno di Gaza. L’ho fatto ben consapevole, soprattutto, che questo gesto apparirà come un’esposizione politica solo agli ipocriti che non hanno il senso umano minimo per capire che sta avvenendo un massacro inaccettabile, ed è indispensabile, per questo, prendere posizione subito. Un massacro definito da alcuni genocidio senza tutti i torti, perché le vittime di questa carneficina, non dimentichiamolo, sono privati sistematicamente della propria identità arbitrariamente da quasi 80 anni, proprio nelle modalità subdole e criminali a cui accennavo sopra.

Spero dunque che Leone XIV, avendo speso sin dal suo discorso di presentazione al mondo parole di Pace nel suo senso autentico e profondo, possa continuare l’opera di Francesco, che pur nei malanni che lo affliggevano negli ultimi tempi telefonava ogni sera, immancabilmente, alla parrocchia di Gaza, e spero che come lui è sempre stato sia una voce disturbante sia per i leader che le guerre le fanno sia per quelli che, in risposta, pensano di alleviare le tensioni con un generalizzato riarmo. Spero che ci possa svegliare, agendo per cambiare le cose, prima che sia troppo tardi.


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