Negli ultimi giorni sta diventando ancora più preoccupante la situazione negli atenei americani. Il nuovo presidente USA Donald Trump ha sempre preso di mira scuole, università e centri di ricerca scientifica, focolai, a suo avviso, di sovversive ideologie woke di “estrema sinistra” e che si trovano già in grave difficoltà a causa di pesantissimi tagli ai finanziamenti. Aveva anche, proprio nei primissimi giorni del suo mandato, approvato decreti contenenti liste di parole bandite nei documenti ufficiali dei centri di ricerca pubblici e privati (severamente vietate, in particolare, riferimenti a identità sessuali non binarie), al che già in più di uno si erano chiesti se negli Stati Uniti vigesse ancora la piena democrazia.
Ma il colpo più duro è arrivato questo giovedì, quando la Segreteria alla sicurezza interna Kristi Noem ha inviato una lettera comunicando all’università di aver sospeso la sua partecipazione allo Student and Exchange Visitor Program. Questo significa che, di fatto, non avendo più l’appoggio del governo federale Harvard non può più ospitare studenti stranieri: questi ultimi dovranno lasciare immediatamente l’ateneo, o perderanno il visto e il loro status legale. Nella lettera, Noem ha detto che con questo si vuole dare “un avvertimento a tutte le università e istituzioni accademiche”, accusando Harvard di “alimentare violenza e antisemitismo in coordinamento con il partito comunista cinese”. Ha posto un ultimatum, dichiarando che Harvard potrà riaccogliere gli studenti stranieri se entro 72 ore consegnerà tutti gli audio e i video che dimostrerebbero azioni pericolose, minacciose o illegali da parte di studenti stranieri negli ultimi cinque anni. Nel mirino, in particolare, le manifestazioni studente pro-Palestina: tra le varie accuse dei repubblicani c’è anche quella che in una di queste manifestazioni sarebbero stati distribuiti volantini di Hamas.
Si sono occupati del tema anche molti dei giornali italiani, tra cui La Repubblica che ha realizzato un’intervista con il professore di Government Michael Sandel, figura di spicco dell’ateneo, che ha commentato così quello che sta accadendo in questo periodo: «È una situazione terribile. Gli studenti internazionali non dovrebbero essere tenuti ostaggio della volontà del governo». L’amministrazione Trump, come abbiamo visto, si giustifica dicendo che le università stanno diventando luoghi pericolosi, focolai di estremisti pro-Pal , ma «È chiaro – continua Sandel – che il governo non agisce in buona fede. Sta conducendo una guerra contro l’istruzione superiore, ed Harvard in particolare, per cambiare il modo in cui vengono gestite le università e i contenuti dell’insegnamento. Sfrutta gli studenti internazionali come pupazzi e il motivo è ovvio: sono un quarto degli iscritti, e quindi se vengono banditi il colpo economico per la nostra istituzione è enorme. In sostanza sono lo strumento di un ricatto economico. [Non a caso Harvard] È l’ateneo più famoso, sta resistendo sul piano legale al tentativo del governo di asservire l’istruzione superiore alla propria ideologia, e quindi va colpito per dare una lezione a tutti».
La prestigiosa università americana già il mese scorso aveva fatto causa all’amministrazione per ottenere i due miliardi di finanziamenti federali congelati per aver rifiutato i cambiamenti ai programmi, alle politiche di ammissione degli studenti e alle norme di assunzione degli insegnanti richiesti da Trump per punire le università accusate di essere permissive con le proteste per Gaza. Ora questo nuovo attacco frontale da parte del Governo potrebbe ulteriormente mettere in crisi i bilanci dell’ateneo: gli studenti internazionali sono infatti ben il 27%, e la retta annuale ammonta a $53320, addirittura $87000 con vitto e alloggio inclusi. Le perdite economiche insomma sarebbero davvero significative, e una quantità considerevole di alunni si sono trovati dall’oggi al domani a rischio inquisizione.
Ma un atto del genere può essere davvero lecito da parte dell’amministrazione federale? La risposta è negativa, e lo confermano giàle sentenze di ben 2 giudici: uno californiano ha emanato un provvedimento per bloccare l’amministrazione Trump dal revocare lo status legale degli studenti internazionali, mentre il giudice distrettuale Jeffrey S. White ha vietato di arrestare o trattenere gli studenti sulla base del loro status di immigrazione.
Comunque vada, il Presidente americano non verrà punito per le sue ingerenze e ci si potrà opporre alle sentenze in Appello. Ha già controbattuto sui social, scrivendo su Truth: “Perché Harvard non dice che quasi il 31% dei suoi studenti proviene da Paesi stranieri, ma questi Paesi, alcuni dei quali per nulla amici degli Usa, non pagano nulla per l’istruzione dei loro studenti, né intendono mai farlo? Nessuno ce l’ha detto! Vogliamo sapere chi sono quegli studenti stranieri, una richiesta ragionevole visto che diamo a Harvard miliardi di dollari, ma Harvard non è esattamente disponibile. Vogliamo quei nomi e quei Paesi. Harvard ha 52.000.000 di dollari, usateli e smettetela di chiedere al Governo di continuare a concedervi soldi”
L’università, insomma, si è dimostrata tenace e resiste, ma è ormai chiaro che chi si occupa di cultura, negli USA, non potrà più farlo in piena serenità…


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