Gli inviti alla prudenza e alla ricerca di tentativi negoziali da parte dei leader europei sono stati definitivamente rimbalzati. Questa notte infatti, il presidente degli Stati Uniti d’America Donald Trump, nonostante le resistenze da parte del suo stesso partito e del suo elettorato, ha annunciato la sua scelta fatale: partecipare direttamente all’operazione militari israeliana “Rising Lion” e colpire le basi nucleari iraniane, scatenando grande clamore su tutto lo scenario internazionale. Risale alle ore 1:50 italiane il suo post su Truth, nel quale dichiara di aver completato “l’attacco più che riuscito sui tre siti nucleari in Iran di Fordow, Natanz ed Esfahan”.

Le sue parole, nei confronti dell’Iran, erano state molto dure sin dall’inizio delle operazioni militari israeliani, ma era stata lasciata aperta una finestra di due settimane, prima che scattasse l’intervento americano diretto, per un tentativo di soluzione diplomatica, ora definitivamente chiusa.
Alle 10:00 ora di Washington c’è stata la conferenza stampa con il Presidente, Rubio e il segretario alla difesa Hegset, poi anche al Pentagono, a cui ha partecipato anche il capo degli Stati Maggiori Riuniti, Dan Caine. Principali informazioni fornite: l’operazione statunitense è stata denominata “Midnight hammer (= martello di mezzanotte)” e sono stati utilizzati sette bombardieri B-2, un sommergibile e oltre 125 tra aerei e caccia di quarta e quinta generazione. Armamenti, insomma, di tecnologia molto avanzata e sicuramente non a disposizione di Israele, indispensabili per penetrare fino in fondo i siti nucleari sotterranei.
Fonti iraniane, però, riferiscono di danni solo parziali alle infrastrutture colpite e annunciano pordentose ritorsioni. La più significativa, che potrebbe avere serie ripercussioni sull’intero commercio internazionale, è stata quella approvata dal parlamento di Teheran – che deve però ancora essere confermata dalla Guida religiosa Suprema – di chiudere lo stretto di Hormuz, un collegamento marittimo strategico tra Golfo Persico e Golfo d’Oman per il transito di gas liquefatto (GNL) e petrolio. Se questa decisione venisse ratificara i prezzi di queste risorse, già alle stelle a causa della politica dei dazi, aumenterebbero ancora. Sempre il parlamento, inoltre, ha annunciato che un ritiro definitivo dal Trattato di non proliferazione nucleare (ovvero uno strappo definitivo dall’impegno di non utilizzare le tecnologie nucleari per scopi militari) potrebbe essere immenente.
In stato d’allerta tutte le basi NATO in Medioriente e anche nell’Europa orientale, che potrebbero essere attaccate nelle prossime ore: le basi sul suolo italiano invece, assicura il ministro degli Esteri Tajani e quello della Difesa Crosetto, non sono coinvolte nelle operazioni militari statunitensi.
Questi solo i principali dettagli di quello che si configura come l’inizio di una crisi internazionale: vi terremo aggiornati e vi daremo presto maggiori dettagli per capire meglio questa situazione di fibrillazione.


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