Mentre fino alla settimana scorsa la tensione tra Cremlino e Casa Bianca era salita alle stelle, e il presidente americano aveva addirittura ordinato lo schieramento di sottomarini nucleri ai confini con la Russia, negli ultimi giorni la volontà negoziale sembra essersi repentinamente riaccesa, tanto che è stato programmato un incontro storico (speriamo non solamente simbolico) tra i leader dei due paesi. È ormai definitivo: il presidente della Federazione Russa Vladimir Putin e quello statunitense Donald Trump si vedranno di persona in summit che si terrà il giorno di Ferragosto in Alaska, enclave russa venduta agli USA negli anni ’50 del 1800.
Gli obbiettivi preposti sono a dir poco ambiziosi: si vuole affrontare una volta per tutte la dirimente questione territoriale, che vede le posizioni di Mosca e Kiev ancora lontane anni luce. “Stiamo cercando di recuperare qualcosa e di scambiare qualcosa. È complicato. Ma ne riavremo un po’. Ne scambieremo alcuni. Ci saranno alcuni scambi di territori per il miglioramento di entrambi” ha dichiarato il tycoon, anche se Zelensky ha subito ricordato che “gli ucraini non regaleranno la loro terra all’occupante”.
E i leader europei fanno quadrato intorno al presidente Ucraino: “Restiamo fedeli al principio secondo cui i confini internazionali non devono essere modificati con la forza. L’attuale linea di contatto dovrebbe essere il punto di partenza dei negoziati”, scrivono in una dichiarazione congiunta sulla pace per l’Ucraina il presidente francese Emmanuel Macron, la premier Giorgia Meloni, il cancelliere tedesco Friedrich Merz, il primo ministro polacco Donald Tusk, la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen e il presidente finlandese Stubb.
Gelida la reazione del Cremlino a tale presa di posizione: la portavoce del Ministero degli Esteri russo Maria Zakarova ha definito il sopracitato documento “un altro volantino nazista” che “afferma che il successo nel raggiungimento della pace in Ucraina può essere ottenuto solo esercitando pressioni sulla Russia e sostenendo Kiev”.
Raggiungere un compromesso, insomma, non sarà assolutamente facile.
Sulla presenza di Zelensky al summit circolano ancora indiscrezioni: un alto funzionario della Casa Bianca ha detto alla CBS che la pianificazione del vertice Trump-Putin in Alaska “è ancora fluida”, e che è ancora possibile che il leader ucraino venga “coinvolto in qualche modo”. Frattanto è avvenuto un meeting tra i funzionari ucraini, il vicepresidente degli Stati Uniti J.D. Vance e le loro controparti britanniche ed europee, per iniziare a delineare la strategia negoziale dell’Occidente


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