SPORTELLO NEWS – i droni che perturbano lo scenario internazionale

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Parola chiave di questa settimana, sul fronte internazionale, è DRONI: velivoli militari senza pilota, spesso controllati da modelli di intelligenza artificiali, che aggravano la situazione già molto tesa nello spazio aereo NATO e intralciano, senza alcun rispetto del diritto internazionale, una missione umanitaria coraggiosa come la Global Sumud Flottilla.

Negli ultimi tre giorni la Danimarca ha registrato un aumento significativo delle violazioni del proprio spazio aereo, con diversi velivoli non autorizzati intercettati vicino a Copenhagen e Aarhus. Alcuni incidenti, avvenuti all’incirca alle 4:00 di mattina ora danese, hanno portato alla temporanea chiusura di aeroporti strategici, tra cui l’aeroporto di Copenaghen-Kastrup e l’aeroporto di Billund, causando ritardi nei voli civili e misure straordinarie di sicurezza. Le autorità danesi hanno intensificato i controlli radar e i pattugliamenti militari, collaborando strettamente con l’agenzia europea di sicurezza aerea e con i Paesi confinanti per identificare e neutralizzare le intrusioni. Questi episodi si inseriscono in un contesto più ampio di aumento delle tensioni nello spazio aereo europeo: recentemente, simili violazioni sono state segnalate in Romania, Polonia ed Estonia, con conseguenti attivazioni di protocolli di emergenza per proteggere infrastrutture critiche e garantire la sicurezza dei voli. In nessuno di questi casi ci sono stati morti, feriti o danni materiali particolarmente ingenti, ma questi episodi, prima circoscritti a zone di confine e ora sempre più frequenti in aree anche più interne dell’Alleanza Atlantica, hanno contribuito ad accrescere un clima di grande tensione tra la Russia e l’Occidente, alimentato anche dalla propaganda da entrambe le parti. Nonostante le veementi e accorate dichiarazioni da parte di Mark Rutte, segretario generale NATO, e dei leader dei paesi interessati da questi sconfinamenti, tali episodi rimangono ancora avvolti da un alone di mistero e di incertezza. Indagini sono ancora in corso, e risulta molto rischioso giungere a conclusioni affrettate: le interferenze hacker sul volo di Ursula Von der Leyen alcune settimane fa, ad esempio, nonostante le accuse inziali da parte dei politici europei verso il regime putiniano, erano dovute in realtà a gruppi criminali senza alcun legame con la Russia, come scoperto solo in seguito. Ma lo stesso Donald Trump, che sembrava tenesse una linea morbida con Putin, si è messo sulla difensiva, dichiarando che i velivoli che sconfinano nello spazio aereo vanno abbattuti. Le reazioni del Cremlino sono state feroci e non si sono fatte attendere. In primo luogo, l’ambasciatore russo in Francia, Alexey Meshkov, ha avvertito che un eventuale abbattimento di aerei russi che violano lo spazio aereo dell’Alleanza sarebbe considerato un atto di guerra. In un’intervista a RRTL France, il diplomatico ha accusato l’Occidente di aver “ingannato” Mosca più volte e ha sottolineato che anche velivoli NATO entrano spesso nello spazio aereo russo senza subire ritorsioni. Sempre nella giornata di oggi poi, il Comando di Difesa Aerospaziale Nordamericano (NORAD) ha rilevato quattro aerei militari russi, inclusi due bombardieri Tu-95 e due caccia Su-35, che volavano nella Zona di Identificazione della Difesa Aerea (ADIZ) dell’Alaska. Sebbene questi aerei non abbiano violato lo spazio aereo canadese o statunitense, rimanendo negli spazi di pertinenza internazionale, essi sono stati monitorati e intercettati dagli F-16 americani, e simili confronti diretti tra Washington e Mosca si starebbero facendo sempre più frequenti.

Ma i droni e gli aerei da guerra non volano nei cieli internazionali solo nel contesto geopolitico, ma minacciano direttamente anche le iniziative di privati cittadini come quella della Global Sumud Flotilla, una vera e propria flotta di decine di navi, con a bordo attivisti, giornalisti, politici e gente comune proveniente da oltre quaranta paesi, con l’ambizioso e coraggioso obiettivo di rompere il blocco navale davanti a Gaza per consegnare direttamente alla popolazione aiuti umanitari. Aiuti che – ricordiamolo una volta per tutte – come dimostrano le inchieste dell’ONU, attraverso i canali di distribuzione ufficiale vengono il più delle volte dispersi o intercettati da organizzazioni terroristiche come quella di Hamas, arrivando solo in minima parte alla popolazione effettivamente (le poche volte che non si consuma una carneficina presso il punto di distribuzione). La Flottilla ieri è stata attaccata da almeno 15 droni al largo di Creta, in acque internazionali. Gli attacchi hanno incluso esplosioni e l’uso di bombe sonore e spray urticante, causando danni a diverse navi, tra cui la Zefiro e la Morgana, senza registrare feriti ma provocando danni non esigui alle predette imbarcazioni. Non solo: come riferisce Anabel Montes Mier, Capomissione della Life Support di Emergency che sta seguendo la Flottilla per supporto medico e logistico, “verso le 13 abbiamo visto un velivolo di grandi dimensioni sorvolare la Global Sumud Flotilla e la Life Support. Abbiamo subito preso il binocolo e le macchine fotografiche, così abbiamo visto il numero identificativo dell’aereo, quindi abbiamo fatto una ricerca sul modello dell’areo, da numero e simboli scritti sulla coda sembra che sia un aereo militare israeliano”.

Provocazioni del genere, avvenute per altro in acque internazionali, violano in maniera gravissima ed inaccettabile le norme del diritto internazionale, e richiederebbero una condanna più netta da parte dei governi che è stata invece solo parziale. In Italia ad esempio, mentre il ministro della difesa Crosetto ha utilizzati toni moderati e conciliatori per esprimere il suo impegno di continuo monitoraggio della situazione, la premier Giorgia Meloni ha invece lasciato intendere il suo disappunto verso cittadini che a suo avviso stanno mettendo inutilmente a rischio la loro incolumità contribuendo ad aumentare la fibrillazione in Medioriente.

Raggiungere Gaza potrà essere un obiettivo poco realistico logisticamente, ma la resilienza incrollabile delle centinaia di partecipanti a questa iniziativa rappresenta indubbiamente un grido di dissenso forte e coraggioso verso l’assenteismo dell’Occidente in merito al genocidio palestinese attualmente in corso e un ripudio profondo e radicale di questa indicibile barbarie.


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