#ilPerchè: negotium, otium e vita oltre le parole.

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Vi sono le tribolazioni della quotidianità: gli affari, gli incontri e il lavoro, ovvero ciò che i latini chiamavano negotium. Una dimensione nella quale siamo confinati per una quantità sempre maggiore del nostro tempo, nell’era dei social, del multi-tasking e delle performance, nelle contraddizioni sempre più dirimenti di modelli socio-culturali sempre più eterogenei.

Così solo pochi, un solo momento, si sono soffermati a riflettere su questa condizione: io lo vorrei fare partendo dall’etimologia di questa stessa parola. Il negotium (da cui in italiano il nostro “negozio”, che ha però accezione totalmente diversa) è difatti nient’altro che il non otium (da cui in italiano il nostro “ozio”, ma anche qui il significato è radicalmente cambiato), ovvero il tempo che non è dedicato al nostro animo, ai nostri pensieri, alla filosofia, alla scrittura e allo studio personale, all’analisi e alla riflessione. E’ un caso particolare di nomi contrari, di cui uno nega l’altro e dunque, esplicitamente, ammette l’indispensabilità dell’esistenza reciproca.

In alcune sue fasi la vita impone ritmi molto serrati, infrange i nostri desideri e le nostre suggestioni come onde sugli scogli. A volte si trattano solo di intermezzi necessari per realizzare progetti più grandi, costruendosi res secundae per l’avvenire del proprio futuro (perdonatemi, sono un inguaribile amante del latino, ma anche qui traduco: parlo delle “condizioni favorevoli”).

Ma per sopravvivere non ci serve solo l’ossigeno dell’aria: ci serve quello irradiante dell’otium appunto, e del pensare oltre. Ci serve la meraviglia: l’immensità nel microscopico. E donde meglio ricavare questa luce se non da noi stessi?

Una volta la nostra professoressa ci propose un esercizio alquanto insolito: io metterò una musichetta – ci disse – e voi da essa dovrete farvi guidare per l’aula, fermandovi ogni volta che incrocerete qualcuno, e guardandovi, per alcuni secondi, l’uno negli occhi dell’altro.

Così, noi smarriti e divaganti quindicenni, trovammo una spiegazione a tutto: il passato, il presente e il futuro, i sentimenti del vissuto, l’unione tra il negotium e l’otium e l’universo che a parole non possiamo esprimere, in sguardi incontrati ogni giorno.


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