Affinché simili eventi non possano mai più accadere

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Affinché simili eventi non possano più accadere.

Questo dice, testuale, la legge n.211 del 20 Luglio 2000: un legge semplice, composta da soli due articoli, che ha istituito in Italia la Giornata della Memoria, ogni 27 Gennaio, dell’orrore che fu la Shoah. Una ricorrenza che venne estesa a livello mondiale appena cinque anni dopo, con la seduta dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite dell’1 Novembre 2005. Una data scelta non casualmente, perché proprio quel giorno, nel 1945, le truppe sovietiche liberavano il campo di sterminio di Auschwitz: vi erano rimasti 9000 prigionieri, deboli e ammalati; quelli più forti erano già stati condotti via dai nazisti a marce forzate, tantissimi morendo di stenti lungo il cammino. Di tutto era stato fatto per cancellare le prove di quell’efferato sterminio, e dei soprusi disumani subiti nelle ultime ore di vita di milioni di ebrei.

Indifferenza è la parola che campeggia al memoriale del binario 21 a Milano. Suona come un monito esplicito e potente: non dobbiamo smettere di combatterla, affinché simili eventi non possano più accadere.

Affinché simili eventi non possano più accadere, non dobbiamo smettere di ricordare, nonostante il tempo passi, e rimangano sempre meno testimoni diretti. Ma a maggior ragione perché il tempo sta passando, non dobbiamo nemmeno smettere di tenere occhi e orecchie sempre aperti e all’erta.

Perché l’orrore può ritornare. Con un vestito diverso, camuffato, e non possiamo permetterci di riconoscerlo e di stanarlo troppo tardi, affinché simili eventi non possano più accadere.

Mi verrebbero da nominare tanti esempi concreti di scenari della nostra attualità, sebbene essa sia talmente complessa, intrigata ed in divenire da rendere quantomeno azzardati alcuni paragoni. Noi studiamo e parliamo della Shoah a posteriori, ma per capire i rischi di quello che sta succedendo a Gaza, delle deportazioni che l’ICE sta compiendo negli Stati Uniti, del “Board of Peace” con ingresso a pagamento che vuole sostituirsi all’ONU , possiamo solo usare la lungimiranza e lo spirito critico ricavato dallo studio della Storia.


P.S: Oggi niente poesia per le Suggestioni. Vi lascio con dei versi sicuramente più elevati e professionali…

Voi che vivete sicuri
nelle vostre tiepide case,
voi che trovate tornando a sera
il cibo caldo e visi amici:
Considerate se questo è un uomo
che lavora nel fango
che non conosce pace
che lotta per mezzo pane
che muore per un si o per un no.
Considerate se questa è una donna,
senza capelli e senza nome
senza più forza di ricordare
vuoti gli occhi e freddo il grembo
come una rana d’inverno.
Meditate che questo è stato:
vi comando queste parole.
Scolpitele nel vostro cuore
stando in casa andando per via,
coricandovi, alzandovi.
Ripetetele ai vostri figli.
O vi si sfaccia la casa,
la malattia vi impedisca,
i vostri nati torcano il viso da voi.

Shemà (Se questo è un uomo), Primo Levi


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