7 ottobre: una ricorrenza diventata, da ormai un anno, emblematica, quasi come l’11 settembre. É passato un anno dal drammatico attacco militare su più fronti di Hamas, che non é stato solo un’offensiva di guerra, ma un insieme di attentati terroristici di una ferocia inaudita. Quel giorno migliaia di israeliani hanno subito stupri, violenze, rapimenti, e oltre 1400 di loro hanno visto sopraggiungere la morte. E chi non l’ha vista quel giorno, l’ha vista o la vedrà più avanti, perché se pochi sono gli ostaggi che sono potuti tornare a casa, sono invece molti quelli che sono stati uccisi.
Quel giorno terrificante ha scatenato una risposta, da parte del governo di Netanyahu, altrettanto efferata, che ha provocato sino ad oggi la morte di quasi 50000 morti da parte palestinese. Da allora, la guerra, con il suo cinico scambio continuo di violenze e rancori disumani sia da una parte che dall’altra, continua incessante…
Ma quanto ci vorrà perché l’umanità capisca che se vuole davvero progredire deve mettere fine a questa infinita spirale d’odio e sofferenza? Quanto ci vorrà ancora per capire che per far fronte alle nuove sfide dobbiamo fare tutti fronte comune?
Sia questa ricorrenza spunto di riflessione per tutti noi, sprono a cercare la pace e il dialogo con l’altro, perché ne va di un interesse comune a tutti: poter vivere serenamente tutti quanti, nessuno escluso.
Capire questo concetto, e soprattutto, applicarlo, sarebbe un grandissimo passo avanti…


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