Abbiamo tutti seguito con grande emozione le elezioni presidenziali statunitensi di martedì scorso… sembrava un testa a testa risicatissimo tra i due candidati, ma alla fine, Donald Trump ha stravinto, superando di parecchi voti la candidata democratica persino nel voto popolare. Come si giustifica una sconfitta così umiliante della sinistra americana, che andava infondendo tanta speranza? Come è possibile, dall’altra, che gli americani abbiamo rieletto il vecchio Donald, un miliardario che non ha fatto altro che parlare di odio e divisioni e che sembra avere a cuore tutt’altri interessi che quelli del suo popolo? E infine, cosa succederà ora? Andiamo ad approfondirlo insieme…
N.B: Diversamente dal solito, questo articolo non ha un carattere esclusivamente informativo ma lascia largo spazio anche alle nostre opinioni personali
I sondaggi davano un testa a testa tra democratici e repubblicani, ma come possiamo vedere dal grafico qui sotto, alla fine è stato Donald Trump a stravincere, con 312 grandi elettori contro i soli 224 di Kamala Harris.

La sconfitta dei democratici è stata davvero umiliante questa volta, perchè su sette stati in bilico, Harris non è riuscita a conquistarne nemmeno uno: pensare che in molti sondaggi era quasi la favorita! E poi la sua campagna elettorale, costruita sui diritti civili e sull’emancipazione degli umili, sembrava aver convinto diversi elettori americani, ma non è stato così.

Gli americani infatti, martedì scorso, hanno deciso inequivocabilmente di riaffidare i compiti di governo alla squadra di Trump, che già aveva servito come presidente dal 2016 al 2020. Che tutta la sua campagna elettorale fosse stata caratterizzata da toni durissimi, parole violente, rancore, xenofobia e misoginia è evidentemente passato in secondo piano: hanno invece molto convinto le promesse di emancipazione del cosiddetto “popolo MAGA” (Make America Great Again = “rendiamo l’America grande di nuovo), che costituisce una grande fetta di americani che si trova in condizioni economiche e sociali molto difficili e che non ha tratto giovamento dai 4 anni di amministrazione Biden. Quest’ultima infatti avrà di certo dato i suoi buoni frutti su alcuni aspetti, ma è stata costellata anche, oggettivamente e al di là delle proprie opinioni politiche personali, di insuccessi. Se infatti il vecchio Joe ha dato, almeno sulla carta, un impulso molto positivo all’economia, dall’altra parte il benessere generale non sembra essere aumentato e il quadro geopolitico internazionale si è aggravato: giusto per fare degli esempio, l’accordo definitivo tra Israele e Palestina, che secondo i piani dei democratici andava raggiunto entro le elezioni per dare una spinta alla Harris, rimane ancora molto lontano dall’essere raggiunto; Netanyahu, richiamato diverse volte per i suoi atteggiamenti non sempre rispettosi dei principi base del Diritto Internazionale, continua a fare quello che vuole e lasciamo stare il quadro della guerra in Ucraina, in situazione di stallo da più di due anni.
Alla luce di tutto ciò, gran parte degli elettori di Biden nel 2020 è rimasta compresibilmente delusa… non ha dato ascolto agli appelli di Harris che chiedeva di recarsi alle urne in massa e come sempre più cittadini fanno, non sono andati a votare: il programma del Partito Democratico si è svelato un programma vuoto, pieno di deliziosi condimenti sull’importanza dell’inclusione, dell’uguaglianza e dei diritti ma privo di sostanza, di proposte concrete e soprattutto efficaci. Perchè fare politica non vuol dire solo trasmettere la propria filosofia di vita e il proprio modello di società, ma vuole dire prima di ogni altra cosa studiare e saper mettere in atto strategie concrete per far sì che le cose cambino davvero. Si tratta indubbiamente di un lavoro difficilissimo, fatto di complicati compromessi e manovre da compiere con una precisione infinitesimale, soprattutto in un caso come questo, ma non impossibile. Ad ogni modo, quello che era sicuramente indispensabile per vincere era un bell’esame di coscienza da fare prima di presentarsi agli elettori, non dopo una sconfitta rovinosa. Se i democratici di fossero interrogati più a fondo, avrebbero capito che dare continuità al progetto di Biden era molto pericoloso, perchè si trattava di qualcosa che non convinceva più gli elettori. Avrebbero capito che serviva qualcosa di nuovo, un progetto serio e radicale che Kamala Harris avrebbe potuto incarnare perfettamente, se non fosse che invece ha deciso di sportarsi verso il centro, un centro che non è più attrattivo.
E sì… perchè siamo in un epoca delicata, di vera e propria crisi per ampi strati della società, che in queste situazioni sono soliti voltare le spalle ai moderati, abbandonando ogni interesse per la politica oppure abbracciando i radicalismi. E per evitare di cadere nella rovina, sarebbe bene prima di tutto essere consapevoli di questa situazione, e in secondo luogo stare bene all’erta e soppesare ogni propria mossa per far si che quegli estremismi antidemocratici non trionfino…
Presto in arrivo una seconda parte dell’articolo…


Scrivi una risposta a L’America del MAGA: l’America che verrà… – New Geography and Science Cancella risposta