Abbiamo tutti seguito con grande emozione le elezioni presidenziali statunitensi di due settimane fa.. sembrava un testa a testa risicatissimo tra i due candidati, ma alla fine, Donald Trump ha stravinto, superando di parecchi voti la candidata democratica persino nel voto popolare. Come si giustifica una sconfitta così umiliante della sinistra americana, che andava infondendo tanta speranza? Come è possibile, dall’altra, che gli americani abbiamo rieletto il vecchio Donald, un miliardario che non ha fatto altro che parlare di odio e divisioni e che sembra avere a cuore tutt’altri interessi che quelli del suo popolo? E infine, cosa succederà ora? Andiamo ad approfondirlo insieme…
Questa è la seconda parte dell’articolo: Elezioni americane: i motivi della sconfitta di Harris e della vittoria di Trump, secondo noi – New Geography and Science
Abbiamo dunque visto i motivi dei risultati del voto… ma adesso, che cosa succederà con l’amministrazione Trump II?
Questa volta il capo del Tycoon sembra essere ancora più determinato a raggiungere gli obbiettivi di cui ha fatto propaganda. Già in questi giorni infatti, nonostante la sua entrata in carica ufficiale avverrà solamente a gennaio 2025, Donald Trump è al lavoro con nomine che rendono inequivocabile il quadro del suo progetto di trasformazione del paese: divincolarsi definitivamente dall’intralcio dei cosidetti “poteri forti” (ovvero organi di garanzia come la Corte di Giustizia che sarebbero indispensabili per un corretto funzionamento della macchina democratica) per governare senza regole o limiti in una maniera ineditamente radicale. Un esperimento politico mai effettuato in Occidente, che in estrema sintesi si basa su 4 punti chiave:
- Compressione dei diritti civili;
- Magna esaltazione del capitalismo, del business miliardario e del profitto, privato di ogni regolamentazione dal punto di vista climatico, etico e sociale;
- Affermazione del mero interesse nazionale sopra qualsiasi ogni altro interesse etico (cosa che si esplicita nella propaganda della cosiddetta Mass Deportation dei migranti) ;
- Diplomazia basata sull’uso della forza e della tensione come strumento di risoluzione dei conflitti.
Insomma, si tratta di un’ideologia di estrema destra dai caratteri spiccatamente autoritari. Lo apprendiamo soprattutto leggendo la lista di segretari su cui il nuovo presidente vorrebbe fare affidamento: tutte personalità di sua grande fiducia, decisi a stravolgere completamente l’ordinamento politico-economico degli Stati Uniti. Tra questi ricordiamo, tra i tanti, Robert Kennedy Jr. (figlio del presidente democratico assassinato), un negazionista dei cambiamenti climatici e del Covid-19 che è stato nominato come Segretario alla Salute, oppure Tom Homan, un nuovo intransigentissimo responsabile dell’agenzia di controllo delle frontiere e dell’immigrazione che ha promesso di avviare presto la più grande operazione di deportazione di massa di migranti clandestini di tutta la storia statunitense. O ancora Lee Zeldin, un altro negazionista climatico, al Dipartimento dell’Ambiente, che provvederà ad una rapida “deregolamentizzazione” dei vincoli ambientali alle aziende, o Cris Noem come Segretaria alla sicurezza interna, ex governatrice del South Dakota che nella sua autobiografia si vanta di aver brutalmente ucciso il suo cagnolino perché “inaddestrabile”. E non dimentichiamoci di Elon Musk, il miliardario proprietario di X e di Tesla a capo del nuovo Ministero d’Efficienza Governativa (DOGE)… una figura molto particolare di cui bisognerebbe parlare più approfonditamente in un prossimo articolo. In generale comunque, si trattano di esponenti repubblicani insomma davvero estremisti anche per il loro partito stesso. Non si esclude infatti l’ipotesi che il Congresso non approvi tutte queste nomine: già la maggioranza dei repubblicani è abbastanza risicata, e poi, proprio per questo motivo ci potrebbero essere diversi franchi tiratori (=membri del Congresso che votano in maniera non conforme alla linea del proprio partito) che stravolgerebbero i risultati finali. Ma Trump non si fa assolutamente intimorire: queste sue mosse fanno infatti parte di uno studiato gioco di forza con le due Camere che prevederebbe l’uso del cosiddetto “recess-appoinment”, un controverso strumento decisionale grazie al quale il presidente USA può rendere esecutive le sue nomine bypassando la conferma del Senato. Strumento che è stato però significativamente ridimensionato durante l’amministrazione Obama: adesso infatti può essere utilizzato solo se il Senato non è in sessione da più di 10 giorni, e per evitare che questa circostanza si verifichi, i democratici continuano a convocare sedute, nello scenario di quella che sembra essere una vera e propria guerra di logoramento tra istituzioni e populismi…


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