Dopo trattative lunghe oltre un anno, fino ad ora concluse sempre con fumate nere che sembravano aver oscurato ogni speranza di pace, ieri sera si è finalmente raggiunto un accordo di tregua tra Israele e Hamas: un’intesa che potrebbe potenzialmente portare, sul lungo termine, ad una vera e propria pace. L’annuncio è del primo ministro del Qatar Mohammed Al Thani, principale mediatore insieme agli USA sotto il governo di transizione Biden-Trump: quest’ultimo infatti, che entrerà in carica fra pochissimi giorni, si è preso gran parte del merito.
Ma cosa prevede in sostanza questa intesa? Stando a ciò che noto al pubblico per ora, si tratterebbe di un cessate il fuoco articolato in più fasi.
La prima durerà 43 giorni e prevederà il rilascio graduale di un totale di 33 ostaggi israeliani tra bambini, donne, anziani e malati, in cambio di almeno 1000, se non più, carcerati palestinesi detenuti all’estero. La grande incognita è però il numero di ostaggi ancora effettivamente in vita: dei 94 ancora detenuti da Hamas, almeno 34, secondo stime che potrebbero essere al ribasso, sono già deceduti. Israele ha dunque deciso che rilascerà un numero di prigionieri palestinesi variabile a quanti ostaggi saranno liberati da vivi: ad ogni modo, tra questi ce ne saranno almeno 190 che hanno scontato condanne di 15 anni e un centinaio quelli all’ergastolo. Chi è accusato di aver ucciso israeliani non sarà rilasciato in Cisgiordania ma nella Striscia di Gaza o all’estero, in base ad accordi con i Paesi stranieri. Non sarà invece liberato Marwan Barghouti, il leader della prima Intifada condannato a vita e principale esponente in pool per un futuro governo palestinese autonomo.
Sempre durante la prima fase le truppe israeliane si dovranno ritirare gradualmente dai centri abitati nella Striscia di Gaza, lasciando libera anche la zona settentrionale di quest’ultima, finora considerata come non sicura, per permettere il ritorno dei civili. L’IDF dovrebbe poi ritirarsi fin da subito anche dal corridoio di Netzarim, che divide la Striscia in due e conduce fino al Mediterraneo. Potrà però mantenere le proprie posizioni lungo il cosiddetto Corridoio di Filadelfia, sul confine con il Sinai egiziano, in una zona cuscinetto di circa 800 metri lungo i confini orientali e settentrionali. Si prevede anche di consentire l’accesso nella Striscia ad un numero più significativo di camion con aiuti umanitari ogni giorno.
Solo se questa fase si concluderà con successo inizieranno poi ulteriori colloqui diplomatici per definire meglio le due successive: nella seconda dovrebbero essere rilasciati tutti i rimanenti ostaggi e le forze israeliane dovrebbero ritirarsi quasi completamente dalla Striscia. Una terza fase vedrebbe la restituzione anche dei corpi degli ostaggi uccisi e la creazione di un piano di ricostruzione e di una nuova struttura di governo per lo Stato di Palestina.
L’accordo è stato il frutto di trattative delicatissime e in un certo senso “forzate”. Israele ad esempio è ancora scettico rispetto a diversi punti dell’intesa: l’estrema destra che appoggia il governo Netanyahu si dice disposta a concedere un cessate il fuoco solo temporaneo, mentre il Ministro degli Esteri Gideon Sa’ar dichiara che “nella situazione attuale, creare uno Stato palestinese vorrebbe dire creare uno Stato con Hamas” e che “l’Autorità palestinese deve smettere di proteggere i terroristi”. Così, aspettando la data ufficiale dell’inizio della tregua (il 19 Gennaio), i bombardamenti sulla Palestina continuano e il parlamento di Israele ha rimandato a domani il voto di ratifica ufficiale dell’intesa. Dall’altra parte, il capo negoziatore di Hamas, Khalil al-Hayya, da Doha provoca: “A nome di tutte le vittime, di ogni goccia di sangue versata e di ogni lacrima di dolore e oppressione, diciamo: non dimenticheremo e non perdoneremo”.
Insomma, la strada per la pace è ancora molto lunga, poiché di fatto il governo Netanyahu non sarà soddisfatto fino al totale annientamento dei terroristi islamici, cosa sempre di fatto quasi impossibile se non a costo di altre migliaia di vite umane.
Ad ogni modo, parleremo più approfonditamente di queste tematiche nel contesto della geopolitica internazionale nella seconda parte dell’articolo sull’inizio anno…


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