La destra che sta dilagando nel mondo: le novità che ci aspettano con il nuovo anno e Trump alla Casa Bianca.

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A pochi giorni dall’insediamento di Donald J. Trump come Presidente degli Stati Uniti d’America e dal raggiungimento di una tregua tra Israele e Palestina, il 2025 sembra segnare un importante punto di svolta politica mondiale che si covava già da tempo…

Questa è la seconda parte dell’articolo: Nuovo anno al via: le novità che ci aspettano. Si tratta di un’analisi politica personale che non assicuriamo essere imparziale.

Questo 20 gennaio Donald J. Trump ha giurato e si è insediato come 47° Presidente degli Stati Uniti d’America. È già il suo secondo mandato, ma da quanto sembra trapelare la sua linea politica, questa volta, sarà ancora più dura e radicale.

È il nuovo fenomeno della ultra-destra che sta spopolando in sempre più paesi occidentali: portavoce di politiche radicali contro “l’establishment” dei burocrati moderati, dei radical shic di sinistra, degli ambientalisti e del politicamente corretto. Sostenitrice di una  ricetta economica ultra-capitalista, si tratta di una destra fortemente identitaria e conservatrice, devota alle tradizioni, alla religione e alla sua estrema tutela contro “l’invasione” dei migranti provenienti dall’Africa. E come abbiamo visto nell’articolo dedicato alla vittoria del Tycoon, vince sempre di più sulla spinta degli insuccessi delle sinistre, le cui istanze risultano sempre più distanti da quelle popolari.

La (ri)ascesa di Trump in “versione potenziata” (non dimentichiamoci infatti anche del ruolo di grande rilievo di Elon Musk) e quella che probabilmente verrà in un prossimo futuro di suoi alleati europei come l’Afd (Alternative fur Deuschland) segnerà tutto il mondo non solo durante questo 2025, ma anche durante molti di quelli successivi. Ma in che modo?

Il futuro delle due guerre: due spinte in antitesi, un’unica sintesi

Sul piano delle due grandi guerre che stanno stravolgendo la scena internazionale, quella in Ucraina e quella in Medioriente, emergono due spinte in contrapposizione.

Da una parte infatti, Donald Trump proclama che se ci fosse stato lui alla Casa Bianca durante il mandato di Biden, nessuno dei nuovi conflitti sarebbe scoppiato, e si professa inoltre disposto ad iniziare delle trattative diplomatiche serie con la Russia. Al di là di quanto poi questo abbia probabilità di tradursi in fatti concreti, questa sua volontà “pacifista” sembra fare a pugni con una linea di politica estera che si configura invece come molto dura ed autoritaria. In questo senso sono stati firmati già in questi giorni molteplici decreti di espulsione di tutti i migranti irregolari, nonché una dichiarazione di emergenza nazionale al confine con il Messico. Si pensa inoltre di rivedere uno dei princìpi valoriali più significativi della Nazione Americana, ovvero il diritto alla cittadinanza per chiunque nasca sul suolo dello Stato, indipendentemente dall’origine dei genitori o da qualunque altro fattore. In economia poi si attuerà una forte politica di dazi a scapito dell’Unione Europea ed infine, in merito allo scenario dell’altra guerra, quella Mediorientale, la posizione del tycoon si configura come estremamente filo-israeliana. Non a caso infatti è stato approvato un embargo delle armi a Kiev ma non a Tel Aviv, che verrà sostenuta nel caso Hamas violi la tregua attualmente vigente e si debbano riprendere i bombardamenti sulla Striscia.

Insomma, più che una vera e propria politica di pacificazione mondiale questa sembra essere una politica volta prioritariamente alla difesa dei meri interessi USA. Essi sarebbero essenzialmente quelli di rafforzare l’economia interna, di mantenere un rigoroso ordine sociale e, in conclusione, di raggiungere velocemente un’equilibrio stabile tra le varie forze mondiali, senza dunque curarsi di risolvere le controversie che le hanno poste in contrasto, perché l’obbiettivo principale di Trump, in fin dei conti, è quello di mantenere la supremazia degli USA sul mondo e ancor prima sul resto dell’Occidente.

E’ il “cuore pulsante” del “Make America Great Again”, che di certo non costruirà un clima di pace verace, ma lascerà le nazioni ancora immerse in un clima di forte tensione reciproca. E questo lo possiamo intuire anche analizzando scelte come quella di abbondonare sia l’Accordo di Parigi sul Clima che l’Organizzazione Mondiale della Sanità, non di certo animate dalla volontà di emancipazione dell’umanità in senso collettivo.

L’ascesa di Elon Musk: un personaggio complesso

Sembra rispecchiarsi in questa visione anche il multimiliardario Elon Musk, proprietario di Tesla, Neuralink, SpaceX e di un social importantissimo a livello internazionale come X (ex Twitter), che viene ora nominato, con noncuranza degli infiniti conflitti di interesse che questo comporta, a capo di un nuovo dicastero governativo, il DOGE (Department of Government Efficiency). Quest’ultimo sarà il principale attore di una sburocratizzazione massiccia di ogni organismo amministrativo, abolendo una cospicua parte delle garanzie democratiche tipiche di ogni repubblica in modo tale da fornire ancora più libertà d’azione al tycoon trumpiano, che potrà emettere raffiche di provvedimenti (proprio come in questi giorni) senza più dover sottostare a regole e procedure formali considerate fastidiose.

Questo gioverà certamente anche a tutte le attività economiche di Musk stesso, che però non sembra, a questo scopo, voler uniformarsi alla visione trumpiana, bensì sembra voler plasmarla. E’ questo il fattore principale che rende il secondo mandato di Donald Trump molto diverso, per tanti aspetti, dal primo. Perché mentre i repubblicani si sono sempre delineati come conservatori, il grande magnate delle big tech sembra invece guardare verso il futuro, in mondo che si fa sempre più veloce, iper-connesso, iper-tecnologico, selvaggiamente capitalista, e che spazierà anche oltre il pianeta Terra, contestualmente ad un’umanità sempre più ambiziosa (o superba, a seconda del punto di vista) e protendente al dominio dell’universo.

E un po’ come pensavano i futuristi, in un contesto decisamente differente, questo consiste anche nel disdegno del “vecchiume”, vecchiume di cui farebbe parte anche il concetto stesso di democrazia come lo abbiamo inteso fino ad oggi.

Un clima politico-culturale nuovo

In conclusione quindi, possiamo dire, con buona probabilità di avere ragione, di stare assistendo all’inizio di una vera e propria rivoluzione che coinvolgerà tutto il mondo. Il perché questo stia avvenendo è molto complesso, fatto sta che una serie di fattori politici molto vasta hanno suscitato nella popolazione un grande senso di sconforto e di abbandono che si stanno traducendo in un’imponente moto di sfiducia verso le istituzioni democratiche tradizionali, se non un vero e proprio ripudio.

Sarebbe ora di interrogarci a fondo sulla natura di questa fattori, analizzandoli in modo critico e mantenendoci lucidi per giungere poi ad una questione cruciale: cosa vogliamo fare del nostro futuro? Quale vogliamo che sia l’alternativa a questo sistema che tanto detestiamo? E soprattutto: perché lo detestiamo? Cosa vogliamo cambiare e cosa mantenere? Che cosa vale davvero per noi? Rispondere a queste domande non sarà per niente facile: per questo avremo bisogno di tante energie nuove e soprattutto di coesione. L’unione dei popoli, nella complementarietà delle differenze.


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Una risposta a “La destra che sta dilagando nel mondo: le novità che ci aspettano con il nuovo anno e Trump alla Casa Bianca.”

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