I 5 Referendum su lavoro e cittadinanza non raggiungono il quorum: oltre 12 milioni, comunque, i voti per il Sì

Published by

on

Alla fine i referendum per cui si è votato l’8 e 9 Giugno – i cinque quesiti su lavoro e cittadinanza sostenuti dalla CGIL e dal centrosinistra – non hanno raggiunto la soglia di affluenza del 50%+1 necessaria per essere convalidati: il dato nazionale si ferma al 30,58%, ancora meno (29,89%) se si considera anche la circoscrizione Estero. Non avverrà, insomma, nessuna delle abrogazioni di leggi richieste dai quesiti.

Il centrodestra esulta a quella che sarebbe, ad avviso dei suoi maggiori esponenti, una sconfitta clamorosa dei propri avversari politici, che avrebbero cercato di strumentalizzare il voto per indebolire il governo.

Uno dei post pubblicati poco dopo gli esiti referendari da Fratelli d’Italia (sopra). Sotto, uno pubblicato invece dal Partito Democratico

Ma Landini e il centrosinistra invece non reagiscono in maniera troppo delusa: guardando ai risultati degli scrutini infatti (che riportiamo di seguito), si è riusciti comunque a mobilitare un numero di elettori significativo per i SÍ, addirittura superiore a quanti, alle elezioni politiche del 2022, avevano votato per la coalizione di centrodestra.

PRIMO QUESITO: Reintegro licenziamenti illegittimi

Sì: 89,06% (12.249.649 voti)

No: 10,94% (1.504.299 voti)

SECONDO QUESITO: Licenziamenti e limite indennità

Sì: 87,60% (12.036.422 voti)

No: 12,40% (1.703.647 voti)

TERZO QUESITO: Tutela contratti a termine

Sì: 89,04% (12.220.430 voti)

No: 10,94% (1.503.797 voti)

QUARTO QUESITO: Responsabilità infortuni sul lavoro

Sì: 87,35% (12.011.983 voti)

No: 12,65% (1.738.973 voti)

QUINTO QUESITO: Cittadinanza italiana

Sì: 65,49% (9.023.628 voti)

No: 34,51% (4.754.415 voti)

Fatta eccezione per il quesito sulla cittadinanza infatti, per il quale i Sì sono un po’ meno, senza il quorum i referendum sarebbero stati approvati in maniera praticamente plebiscitaria.

Ed è proprio per questo che oggi è stata lanciata sul sito del Ministero della Giustizia, sostenuta da parte di un gruppo di giornalisti e attivisti tra cui figura Marco Cappato, una raccolta firme online per la sottoscrizione di un disegno di legge di iniziativa popolare per abolire la soglia di votanti minima per la convalida dei quesiti referendari, considerata come una regola “anacronistica”. Di seguito una spiegazione più dettagliata dell’iniziativa (rilasciata dallo stesso comitato promotore), che necessiterà di almeno cinquantamila firme per essere discussa in Parlamento:

“Vogliamo abolire il quorum di partecipazione per i referendum abrogativi previsto all’art. 75, della Costituzione, come raccomandato dalla Commissione europea per la Democrazia attraverso il Diritto, che ne sconsiglia l’adozione per evitare il boicottaggio del voto attraverso l’astensione e l’inutilità dei voti espressi. Il quorum, infatti, è uno strumento dannoso per la democrazia: disincentiva la partecipazione dei cittadini, trasforma l’astensione in un’arma strategica per le minoranze, elimina il dibattito e distorce la volontà popolare. È anche anacronistico alla luce del calo generalizzato dell’affluenza, considerato che alle ultime elezioni europee, regionali e comunali hanno votato meno del 50% degli elettori aventi diritto. Il quorum è stato previsto 80 anni fa, quando l’affluenza era al 90% e chi non votava veniva sanzionato. Continuare a mantenere il quorum significa abolire i referendum. L’esperienza internazionale dimostra che senza il quorum la partecipazione dei cittadini ai referendum aumenta: per questo non è previsto in Svizzera, negli Stati Uniti e nelle altre democrazie evolute. In una democrazia autentica, decide chi vota, non chi boicotta il voto. Eliminare il quorum è un passo fondamentale per restituire dignità e forza allo strumento referendario, l’unico che permette ai cittadini di decidere direttamente su singole questione e di correggere le leggi del Parlamento”.

www.bastaquorum.it

Ad ogni modo e comunque la si pensi, questo referendum conferma una tendenza consolidata ormai da diversi decenni: il crescente disinteresse nei confronti della politica delle persone, anche e soprattutto (cosa ancora più allarmante) quando si parla di argomenti concreti e non di eleggere propri rappresentanti presso le istituzioni. Qualcosa su cui tutti, sia a destra, che a sinistra che al centro, dovrebbero riflettere.


Scopri di più da New Geography and Science

Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.

Lascia un commento

Progetta un sito come questo con WordPress.com
Comincia ora