I Fumi della Fornace e l’esplorazione della contraddizione e dell’incertezza: approccio ad un nuovo modo di fare cultura.

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Il direttore Lorenzo racconta i suoi due giorni (27 e 28 Agosto 2025) alla Settima edizione de I Fumi della Fornace


Qui su New Geography and Science e in tanti altri spazi e momenti della mia vita privata, lavoro e rifletto su tematiche che spesso mi ritrovo a sentire lontane, incomprese e non condivise nel contesto socioculturale in cui vivo. Sento che la mia sensibilità è diversa da quella di molti (parlo in particolare dei miei coetanei, ma anche di alcuni adulti) che fino ad ora ho incontrato: diversa negli approcci, negli interessi e nei valori e vista dagli altri sempre con un po’ di incompresione, che a volte diventa vera e propria diffidenza.

Così, nel mio lavoro di analisi della complessità e della poliedricità dell’epoca attuale e, parallelamente, di ricerca di senso e significato dei propri obiettivi e delle proprie azioni, ogni tanto mi sento solo. Mi sento un pesce fuor d’acqua, una barca nel bosco, e percepisco la fatica, il prezzo salato, di coltivare la propria originalità, mantenere il proprio pensiero indipendente, non lasciarsi sgambettare, rimanere sereni, continuare a sognare e fare scelte coraggiose. Una piccola resistenza quotidiana contro l’effetto corrosivo di un sistema di cose e persone ricco sicuramente di tante sfumature anche positive ma che nel complesso, come dimostra l’attualità che giorno per giorno si fa storia, ha lasciato germogliare indisturbati semi che ora stanno diventando erbacce sempre più insidiose.

Non è facile: serve forza, determinazione, coraggio. E sicuramente, una bella dose di questa carica me l’hanno data i due giorni che ho appena passato a Valle Cascia, nelle campagne maceratesi, e nonostante non sia abituato a parlare delle mie esperienze personali in questa sede, questa volta ve li voglio raccontare.

In una piccola frazione industiale poco fuori dal borgo di Montecassiano, negli spazi di una fornace di mattoni ora abbandonata che nel secolo scorso aveva forgiato l’anima di Valle Cascia, da sette anni, a fine agosto, si riuniscono i giovani della zona, e a loro si aggregano persone da ogni parte d’Italia. Nonostante le difficoltà logistiche, la quasi totale mancanza di finanziamenti da parte delle istituzioni e la diffidenza degli abitanti del posto, tutti gli anni ci si ritrova per una cinque giorni di poesia, teatro, letteratura, dibattiti e filosofia. Ci si incontra e si cerca di delineare insieme un nuovo modo di fare cultura, e quindi anche politica, in un formato meno frontale e più coinvolgente.

È stata difatti la mia primissima partecipazione ad un’evento come questo, e la cosa che più ho amato è la modalità con la quale ho potuto entrare in contatto con gli artisti coinvolti e con gli altri partecipanti, facendo con molti subito amicizia. Rapporti sbocciati con una spontaneità e una naturelezza, al di là di ogni ruolo, netiquette e pregiudizio, talmente disarmanti da sciogliere in maniera pressoché istantanea la mia corazza di timidezza. Rapporti suggellati in momenti di condivisione profonda e autentica che riportano a galla la nostra umanità: un approccio alternativo alla rigidità dei canoni e delle formalità standard che già ho trovato a bordo di Progetto Mediterranea, e che anche per questo ha rappresentato per me il tramite per partecipare a questo evento.

E per cogliere l’essenza di questo nuovo tipo di socialità che si traduce in arte, non ci poteva essere maniera più calzante di scegliere come tema di questo festival quello del ma, ovvero della contraddizione e dell’incertezza. Giorgiomaria Cornelio, il direttore artistico dei Fumi della Fornace, ha voluto spiegare questa scelta con i versi:

«La poesia è male incurabile e contagioso, sfonda le pareti contorte del
labirinto, tende alla sanità e si autocura, forse non è perfetta, non ha
l’autofarmaco, non è rimediabile, ma, il ma non manca mai: è»

Giovanni Prosperi

La sintesi perfetta, insomma, di una filosofia sempre aperta alle possibilità. Una filosofia difficile da costruire, ma che ambisco anch’io a raggiungere nel piccolo della mia vita, nella consapevolezza che mettere in discussione rende liberi. Nella consapevolezza che è proprio il dubbio il nucleo di partenza di ogni tipo di impegno intellettuale: farsi domande e chiedere soprattutto, sempre, il perchè di ciò che vediamo. Nella consapevolezza che una risposta non c’è: c’è ne sono infinite e quindi nessuna, perchè tutto varia in base a come lo percepiamo, in base al nostro punto di vista, al nostro passato e al nostro presente. Nella consapevolezza che i paladini della classica “ricerca della felicità” non hanno colto il punto: ci sono milioni di tipi di felicità nel mondo e nell’universo, pur alcune per noi totalmente inconcepibili e incomprensibili. Ciò che fa la vera felicità è esplorarne almeno alcune: preparare un bagaglio leggero e partire per un viaggio che per sua natura mai avrà una meta o una fine, anche forse dopo la morte, se saremo capaci di tramandare la nostra piccola valigetta a qualcuno di caro.

Dai Fumi della Fornace, come ragazzo ancora relativamente piccolino, ho imparato a sentirmi meno solo e ad avere meno ansia di giungere sempre a conclusioni, a interpretare la poliedricità del mondo intorno a me non come un rovo inestricabile in cui perdersi ma come un incrocio di tante strade verso milioni di posti meravigliosi. Questo è il modo in cui ho interpretato il tema di questo festival e la complessità concettuale dello spettacolo teatrale, sempre curato da Giorgiomaria Cornelio, dell’Ufficio delle Tenebre: una visione della storia, della società umana e dei ruoli che affibbia ad ognuno di noi decomposta in un insieme di potenti suggestioni. Un grido di ribellione trasversale che sfida l’usale logica di vittime e oppressori e che denuncia per immagini.

Giungo così ad una doverosa sezione di ringraziamenti. Innanzitutto a mia zia Lea, che da sempre sta dedicando tantissimo tempo ed energia alla mia formazione e ai momenti insieme, con un amore e una cura più che materna. Grazie, in particolare, per avermi portato su Mediterranea, permettendo di aprirmi al tipo di socialità di cui parlavo sopra non solo nella teoria ma anche nella pratica.

Grazie infinite alla presidente di Progetto Mediterranea Francesca Piro e al comandante Simone Perotti, per aver visto in me del potenziale nonostante la mia timidezza, e per aver investito con fiducia energia e tempo per coltivare un seme così piccolo, nonostante il loro sia il punto di vista di affermati esperti del mondo letterario e intellettuale. Grazie di cuore per lo stesso interesse dimostrato, con un affetto e una fiducia ancora più spontanea in quanto io per lei rappresento ancora uno sconosciuto, a Mariachiara Rafaiani.

Infine, voglio esprimere la mia massima stima nei confronti di Giorgiomaria Cornelio e di tutti gli organizzatori del festival: non dimenticate mai, anche nelle difficoltà, l’importanza del vostro operato, la bellezza che sapete forgiare con la vostra arte e la luce con cui illuminate la strada di tanti ragazzi come me.

Che meraviglia il mondo della scrittura (cit.)


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Una risposta a “I Fumi della Fornace e l’esplorazione della contraddizione e dell’incertezza: approccio ad un nuovo modo di fare cultura.”

  1. Avatar La linea d’ombra e l’Ufficio delle tenebre: mio oppressore, io ti amo. – New Geography and Science

    […] Cornelio, Giuditta Chiaraluce, Danilo Maglio e tanti altri amici di Congerie (vedi articolo sui Fumi della Fornace), ci siamo calati tutti insieme nell’universo dell’Ufficio delle Tenebre: un mondo di umane […]

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