Il senso di questa vita e questa poesia (a conclusione della rubrica di poesia)

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Questa settimana in molti si sarebbero aspettati l’ultima, la quarantesima, poesia della raccolta delle Suggestioni finalmente. Ma l’ultima è una poesia che ha un valore particolare, e non avrebbe avuto senso averla pubblicata adesso: vedrete, bisogna solo aspettare le circostanze adatte…

Dunque oggi? Mi tocca congedarvi: forse non in maniera definitiva da questa rubrica, che ho notato con il tempo essere una delle più seguite, ma sicuramente dalla mia raccolta di Suggestioni sì. Proprio come nell’originale, vi lascio con una mia nota di contestualizzazione del senso che ha avuto per me questo lavoro di scrittura, durato un anno e tante emozioni, ricordi, pezzi di me che oggi magari non ci sono più ma sono rimaste su carta (o su pc perlomeno!).

Bando alle ciance, vi lascio alla lettura, che vi lascio totalmente liberi di interpretare in maniera personale in quanto anch’io, rileggendola ora, a due anni di distanza ormai, ho quasi l’impressione che siano parole d’un altro… forse ancora un po’ acerbe, ma sicuramente ancora tanto significative nel contenuto, almeno così crede e si illude il suo autore…


Quaranta poesie, oltre quattromila e quattrocento parole, i
pensieri e le riflessioni di un anno.


Così scrivere tutto questo mi è servito per scolpire finalmente
nella pietra idee e sensazioni che già da molto, in me,
gravosamente serbavo. Astrazioni che vengono dall’interiore di
qualcuno che è ancora ragazzo, con ancora tanta strada da
percorrere ed esperienze da fare davanti: un ragazzo ambizioso,
un ragazzo determinato ma per molti versi ancora ingenuo e
confuso. Un ragazzo nel turbine delle infinite e inafferrabili
sensazioni adolescenziali, a cui serviva una voce per farsi
carico di ciò che sente, e a cui soprattutto, serviva fissare punti
fermi: trovare una bussola per navigare nel mare della vita.
L’uomo infatti vive all’interno di un mondo, una galassia, un
universo fuori dalla sua portata. Per quanto la scienza e la
tecnica possano progredire, e per quanto alle nostre infinite
domande possano rispondere, la vastità del cosmo è e sarà
sempre oltre le capacità del nostro intelletto. Oltre quello che
possiamo capire, oltre quello che possiamo tradurre in leggi e
formule matematiche, oltre quello che possiamo manipolare,
oltre quello che possiamo raccontare con la parola, oltre quello
che possiamo immaginare, oltre quello che possiamo dominare:
oltre, insomma, a tutte le nostre ossessioni. Oltre la nostra
ambizione, che ci rende esseri umani e che ci ha reso padroni,
non sempre responsabili, del Mondo.


Ma possiamo noi, dominatori del pianeta Terra, rassegnarci a
questa amara verità? Mi sembra ovvio che la risposta sia no,
anche perché accettarla profondamente e autenticamente ci
porterebbe inesorabilmente alla cessazione della nostra banale
esistenza: una morte non più spaventosa, ma dolce e
consapevole. Pur sempre, però, assolutamente contraria al
nostro istinto, che mai ci sarà dato superare.
Allora abbiamo proseguito il nostro cammino costruendo
ognuno, inconsciamente (così difatti, nascostamente, ci guida
l’istinto profondo), una propria visione della realtà
semplificata, ad un livello di accessibilità adeguato alle nostre
menti. E dalla sintesi sommativa di queste diverse costruzioni è
nata la società: la custode di un paradigma culturale comune, di
costumi e usanze da seguire, di regole e valori.


La società è il tessuto umano dove siamo venuti alla luce e
dove siamo cresciuti. Per questo, inesorabilmente, si configura
come qualcosa che ci influenza nel profondo, che ci forgia e
caratterizza nella nostra identità, che ci sussurra idee e pensieri
e che coltiva sentimenti nel nostro cuore. Stare nella società dà
significato alla nostra esistenza individuale e ci fa sentire parte
di qualcosa più grande, di qualcosa di meraviglioso: è un
macchinario complesso, l’albero dal quale nascono i frutti della
vita non solo “vivente” ma anche vissuta. La società non ci
insegna solamente la dimensione materiale e pratica delle cose,
ma la loro dimensione spirituale e valoriale, attraverso la
religione e le relazioni che ci permette di costruire con gli altri.
Sebbene in maniera indiretta spesso, attraverso intermediari
come genitori, insegnanti, dottori, fratelli, sorelle, la società fa
per noi tutto questo: innesta in noi, riassumendo, il soffio
dell’animo. Ed è proprio per questo che è nostro dovere
prendercene cura.


Curare la società in cui viviamo è una responsabilità non facile:
se lo fosse, si “ammalerebbe” sicuramente molto meno di
quanto, ciclicamente nella storia, accade. Ciò che ci serve
infatti, prima ancora dell’amore e della passione disinteressata
nei suoi confronti (che già ho lodato in versi come una delle
doti umane migliori), si trova spesso in contraddizione con la
pulsione del nostro istinto primitivo: in contraddizione con la
convenzione di risparmio energetico del nostro cervello e in
contraddizione, soprattutto, con il nostro radicato timore verso
la novità e la diversità. Parlo (ora ve lo posso rivelare!) della
consapevolezza.


Conoscere il senso di questa vita rimane e rimarrà sempre
impossibile, ma questo non vuol dire non poter essere
consapevoli della sua grandezza. Non vuol dire non poter
essere consapevoli che l’unica ineludibile ed assoluta verità è
che niente è verità e tutto è convenzione. Non vuol dire non
poter, da questo, trarre le conclusioni che una società che
impone dogmi e reprime l’originalità dell’individuo ripudia le
sue stesse origini. Che dalle gabbie ideologiche in cui veniamo
imprigionati e in cui ci imprigioniamo noi stessi si può uscire.
Che il confine tra il giusto e lo sbagliato è tutto fuorché netto, e
che la gran parte del mondo si trova proprio su di esso. Che
sognare non vuol dire essere illusi, ma vuol dire compiere un
atto d’amore. E che tre sono i passi – veri monti da valicare –
per poterli realizzare: innestare il seme della consapevolezza,
farlo crescere lasciando proliferare l’amore, e assumersi
l’impegno: il lavoro e la fatica necessari per raccoglierne i
frutti, che più avremo sudato, e più saranno dolci.


Questa è la felicità che, almeno io, cerco. Questo è quello che
con la poesia volevo trasmettere ai miei coetanei e anche agli
adulti. Questo è quello che, scrivendo, ho imparato.
Innanzitutto, non abbiate più paura. Affrontiamo purtroppo
tempi molto complicati, di movimenti e cambiamenti che
stanno toccando ognuno di noi, e che naturalmente portano
spesso la sofferenza, il timore, la voglia di chiudersi in sé
stessi: ciò è acuito per adolescenti in fase di crescita come noi,
e in misura ancora maggiore, oltre che drammatica, per chi si
trova sotto le bombe, attorniato dalla violenza, in un paese in
guerra. Nonostante le difficoltà, abbiate la forza di amare:
dimostrate il vostro affetto, come solo voi sapete fare, a tutte le
persone a voi care e anche a chi non conoscete. Come diceva
Fëdor Dostoevskij, “La bellezza salverà il Mondo”, e non c’è
niente di più bello dell’amore, in tutte le sue forme, che è ciò
che ci anima e ci spinge a fare, da forma alle nostre ambizioni e
dà un senso alla nostra fatica quotidiana.


Siate coraggiosi, e orgogliosi di quello che siete: non
vergognatevi mai della vostra identità e ricordate sempre che è
proprio l’amore a renderci unici e a guidare le gesta di ognuno
in maniera sempre diversa. Ma in qualsiasi caso, in modo
nascosto e inafferrabile: sappiate dunque apprezzare il dubbio
che aleggia nelle vostre menti come segno di un pensiero
profondo, appianando l’ansia e la continua fibrillazione,
insieme ai rimpianti che ci accompagnano ogni giorno.
Ricordate, in conclusione, che la vita è un percorso pieno di
ostacoli e che cadere, ogni tanto, sarà naturale: errare è umano
e basta prendersi il tempo per rialzarsi, pian piano, e andare
avanti. Non è, infatti, solamente l’obiettivo importante, ma lo è
anche il percorso per raggiungerlo, che, quando meno ce lo
aspettiamo, potrebbe offrirci tante opportunità di crescita.
Proprio come è successo a me quando ho deciso di impegnarmi
per superare la sfida di scrivere un libro: ho potuto riflettere
con il mio interiore e conoscere meglio me stesso, e alla fine
poco mi importerà se non saranno molti a leggerne e
apprezzarne i risultati. Non avrò, in quel caso, trofei da esporre
in vetrina, ma nel mio cuore, saprò comunque di aver agito
come quest’ultimo mi ha ispirato: come mi ha ispirato l’amore.


Al di là di queste mie esuberanti pantomime, il messaggio che
voglio lanciare, come giovane, con questa raccolta è anche, da
ultimo, di tipo politico. Scrivendo queste quasi cento pagine
infatti ho voluto parlare di emozioni e sensazioni che ci
permeano e che è necessario rimettere al centro del dibattito,
oggi spostato sulla lotta faziosa tra i vari partiti, oltre che
interpretato da attori che cercano consensi pedissequi e che,
soprattutto, non sono più interpreti di idee e soluzioni originali.
Questo fa sì che la mia generazione si disinteressi sempre di
più della politica, che sebbene sia ora degradata, costituiva in
origine una delle forme più nobili di cura della società.
Io sto cercando di contrastare questa deriva, nel mio piccolo,
attraverso rubriche interamente dedicate all’attualità e alla
riflessione politica sul mio blog New Geography and Science,
un sito web nato quasi per gioco ormai quattro anni fa e
insieme a me maturato nella proposta di contenuti, dando più
spazio ad iniziative come quella di #LaNostraCostituzione, una
serie podcast che sto realizzando da solo, un po’ come posso,
per leggere e commentare tutta la Costituzione Italiana.
Qualcosa realizzato con mezzi casalinghi, semplici, ma che mi
hanno permesso, ad ogni modo, di lanciare il mio piccolo
sassolino nello stagno.


Quello che cerco di dimostrare con il mio lavoro è che rispetto
alle nuove e più che mai imponenti sfide del presente bisogna
avere un atteggiamento critico e responsabile: serve attrezzarsi
e studiare insieme soluzioni condivise che superino la logica
della contrapposizione tra ideologie e “caste” di partito. È ora
di smettere di fare teatro con provvedimenti di facciata a meri
fini elettorali: è ora di agire, protestare non con lo strumento
passivo dell’astensione alle urne ma, al contrario, con una
rinnovata e più massiccia partecipazione civile. Con piccoli
gesti, anche apparentemente banali, e soprattutto, come ho già
sottolineato, con più consapevolezza di come funzionano
realmente le cose, possiamo riprendere in mano il nostro Paese.


Queste poesie, dunque, sono state per me l’apice – ma
sicuramente non la conclusione – di un percorso di crescita e
formazione che ho voluto condividere con chi, sebbene non lo
si veda dall’esterno, fa ancora fatica a trovare un senso in tutto
questo. Per chi deve ancora iniziare e per chi ha appena
incominciato questo cammino, cruciale nelle nostre vite
proprio perché, alla fine, la meta siamo noi stessi. E anche per
me stesso: per rendere indelebili i miei valori più nobili, per
non dimenticarmene mai e per imparare ad applicarli, sempre
di più, in modo concreto: nelle scelte che dovrò compiere nella
buona e nella cattiva sorte.


Cos’altro posso aggiungere: spero che questa lettura non vi
abbia annoiato e spero che, con la mia audacia da sognatore a
tratti quasi superba, non vi sia sembrato patetico.
Buona vita a tutti!
Lorenzo


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